03/10/2021 di Anna Bonetti

Uma Thurman. Il racconto del suo aborto è, in realtà, una lezione pro Life

Nei giorni scorsi il mondo del gossip è stato infiammato dalla protesta di Uma Thurman contro la Heartbeat Law, la nuova legge del Texas che protegge la vita del nascituro sin dal primo istante del suo battito cardiaco.

Così la famosa attrice americana dopo aver attaccato la legge del Texas, accusandola di essere “contraria ai diritti delle donne”, ha dichiarato di aver abortito all’età di 15 anni e che questo l’avrebbe resa una madre migliore una volta raggiunta l’età adulta. Eppure, oltre a difendere i cosiddetti “diritti delle donne” ad ogni costo, l’attrice ha confessato il grande dolore che si cela dietro la sua “scelta” come riportato da Vanity Fair.

 «L’aborto che ho avuto da adolescente –ha affermato - è stata la decisione più difficile della mia vita, quella che mi ha causato talmente tanta angoscia che mi rattrista anche adesso. Il mio cuore era spezzato. Ma è stato il percorso verso una vita piena di gioia e amore che ho vissuto. La scelta di non portare avanti quella gravidanza precoce mi ha permesso di crescere e diventare la madre che volevo e dovevo essere».

Una situazione drammatica, che probabilmente una ragazzina di 15 anni non era in grado di affrontare. Ancora una volta la morte è vista come la soluzione alla vita. Come se l’arrivo di un figlio in un momento di difficoltà le avesse impedito di essere amata e di vivere una vita piena, di essere una buona madre, amando anche il figlio “non voluto”.

D’altronde i problemi e le difficoltà si superano, un figlio che perdi non ritorna e, come riportato dalle parole intrise di dolore dell’attrice, è una ferita che non si rimarginerà mai. Inoltre, attraverso il suo racconto si denota una grande paura di fondo, dettata dalle proprie convinzioni, spesso utilizzate come strumento per fuggire dal problema.

E’ bene infatti ricordare che una gravidanza non è qualcosa che si può interrompere, perché non può essere ripresa in seguito. Un figlio perso nell’aborto è un individuo unico e irripetibile che se ne va via per sempre. Quindi è giusto sottolineare che nessuno dei figli avuti in seguito dall’attrice può sostituire quello che ha perso. Così si è aperto un vuoto incolmabile, che traspare dalle sue parole intrise di dolore.

 “All’epoca mia mamma era gravemente malata, discussi con mio papà delle difficoltà di crescere da sola un figlio e insieme alla mia famiglia ho deciso che non potevo portare avanti la gravidanzaha spiegato. Dal suo racconto traspare il ruolo della famiglia che anziché aiutarla e sostenerla nella scelta della vita, nonostante “l’errore”, l’ha spinta a risolvere il problema con la morte del figlio.

Una situazione complicata, che però non deriva da uno scenario drammatico come lo stupro, un caso delicato al quale gli abortisti si attaccano quasi sempre, per poi sdoganare l’aborto anche in tutti gli altri casi. In fondo, anche loro sanno benissimo che la maggior parte degli aborti avvengono in seguito a rapporti perfettamente consenzienti. Un “diritto” che in fondo non è altro che un mezzo di deresponsabilizzazione delle proprie azioni, in cui un innocente viene condannato a morte per le azioni altrui. 

“Sono addolorata – ha proseguito - che uno Stato metta i suoi cittadini contro altri cittadini, negando la libertà”. Con queste parole, quindi, l’attrice ha attaccato la Hearbeat Law, una legge che in realtà protegge sia la vita della madre che quella del figlio. Infatti, la legge del Texas permette di intervenire in caso di pericolo per la vita della madre. Una situazione rarissima, in cui la morte del feto non è intenzionalmente voluta, ma uno dei possibili effetti collaterali delle cure.

Quindi è assolutamente controverso dichiarare che quella la legge è contro la vita delle donne, quando in realtà abbraccia entrambe le vite in capitolo: quella madre e quella del figlio.

 

 

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Info