12/03/2026 di Ufficio Stampa Pro Vita & Famiglia

UE. Pro Vita & Famiglia: «Sentenza Corte Giustizia sul cambio di sesso è attacco alla sovranità degli Stati»

Un precedente pericolosissimo che spalanca le porte alla stessa impostazione anche per altri temi come aborto, utero in affitto e adozioni gay a tutti i Paesi europei.

Per Pro Vita & Famiglia è un precedente pericolosissimo e grave la sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, che obbliga la Bulgaria a riconoscere il cambio di sesso di una “donna trans” - biologicamente maschio - che vive in Italia, dove si è vista riconoscere tale cambio sui documenti dopo una terapia ormonale.

«Con questa pronuncia, i giudici non si limitano a intervenire sulla vicenda specifica ma introducono un principio generale e dirompente, secondo cui nessuno Stato membro può rifiutarsi di recepire una realtà giuridica di un altro Paese dell'Unione, in nome del diritto alla libera circolazione. Un principio, questo, che calpesta brutalmente il diritto dei popoli e dei loro Parlamenti a darsi le proprie leggi, soprattutto su materie etiche fondamentali» dichiara Antonio Brandi, presidente dell’associazione.

«Con questa sentenza la Corte si arroga il diritto di svuotare le leggi nazionali, usando come grimaldello il concetto di libera circolazione», aggiunge Brandi, secondo cui «se oggi tale principio è stato applicato al cambio di sesso, chi ci garantisce che domani non sarà fatto obbligando gli Stati a riconoscere l’aborto oltre i limiti di legge, o l'utero in affitto, o la compravendita di gameti o l'adozione da parte di coppie omosessuali o addirittura il cambio di sesso per minori? Non è fantascienza - ricorda Brandi - se pensiamo che proprio la scusa della circolazione transfrontaliera era alla base della mozione abortista "My Voice My Choice", che puntava a imporre un “Erasmus dell’aborto” in tutta Europa, aggirando le leggi nazionali, per fortuna poi bocciata dalla Commissione UE».

Pro Vita & Famiglia esprime dunque la sua totale opposizione a questa sentenza e chiede al Governo italiano e ai rappresentanti italiani nelle istituzioni europee «di alzare la voce con forza, di difendere la sovranità nazionale in materia etica e di fare muro contro ogni tentativo di imporre dall'alto, attraverso sentenze o direttive, pratiche che ledono la dignità della persona, la tutela dei minori e della famiglia».

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