«Bene ha fatto la Corte costituzionale a dire no all’ampliamento dei casi di suicidio assistito, mantenendo il requisito dei trattamenti di sostegno vitale per l’accesso a una pratica che, lo ribadiamo, resta disumana». Così Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia, commenta la sentenza n. 152 depositata ieri dalla Consulta, che ha respinto la richiesta del gip di Bologna di cancellare quel requisito, confermando i paletti già fissati con la storica sentenza n. 242/2019 sul caso Cappato-Dj Fabo.
«Con la sentenza n. 148, depositata lo stesso giorno – prosegue Brandi – la Corte ha inoltre dichiarato incostituzionali le norme che reggevano l’impianto operativo della legge regionale della Sardegna: dalle procedure e dai tempi per la verifica dei requisiti fino al ruolo del servizio sanitario regionale nel fornire farmaco e assistenza. Esattamente come accaduto lo scorso dicembre con la legge toscana. È la prova che ogni fuga in avanti delle Regioni è incostituzionale, compresa l’ultima, quella dell’Emilia-Romagna, con una legge approvata appena due giorni fa dalla maggioranza di centrosinistra».
«Da queste pronunce arriva un messaggio chiarissimo alla politica – incalza Brandi –: il suicidio assistito è già ampiamente normato dalla giurisprudenza costituzionale, che in più occasioni ha ribadito di non aver creato alcun vuoto normativo e ha definito “autoapplicative” le proprie sentenze. Non esiste dunque alcun obbligo di legiferare, né alcuna legittimità per allargare ulteriormente le maglie di una pratica che già così mette a rischio la vita di malati, anziani e persone fragili, esposti – come riconosce la stessa Corte – al pericolo di pressioni e abusi».
«Il tempo della deriva è finito – conclude Brandi – per questo ci aspettiamo ora uno stop totale a qualsiasi proposta di legge in materia, a partire dal Parlamento. Alla morte di Stato si risponde con cure palliative, assistenza domiciliare e hospice: curare e accompagnare, mai uccidere».