10/01/2019

Ue, nuovo lessico gender. Santori (Lega): «Vogliono contaminare le istituzioni»

La diffusione di un manuale europeo di “rieducazione linguistica” in chiave gender, sta iniziando a sollecitare reazioni nel mondo politico. Nell’ambito della Regione Lazio, Pro Vita ha sentito il consigliere d’opposizione Fabrizio Santori (Lega), che promette battaglia a difesa delle identità sessuali naturali nel caso dell’eventuale approdo di un’iniziativa analoga a livello locale. Le istituzioni italiane, comunque, fa notare Santori, trovano un baluardo anti-gender nella presenza della Lega al governo, come dimostra il ripristino, voluto da Salvini, delle diciture burocratiche “madre” e “padre” in luogo di “genitore 1” e “genitore 2”.

Santori, qual è la sua valutazione riguardo al manuale di lessico gender lanciato presso le istituzioni europee?

È un’iniziativa da respingere al mittente, bene ha fatto il deputato britannico a sollevare la questione, ora vedremo come risponderà l’Europa su questo. Come gruppo consiliare, respingiamo al mittente questa omologazione culturale ed etica. L’ideologia del gender fluid, da anni cerca di contaminare tutte le istituzioni, a partire dalle amministrazioni regionali e per i governi precedenti, secondo una concezione opposta a quella tradizionale che abbiamo sempre sostenuto. In Italia, al contrario, il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini ha ripristinato i moduli per la carta d’identità, da genitore 1 e genitore 2, a madre e padre: è un provvedimento che va nella giusta direzione di far comprendere alle giovani generazioni la differenza tra l’uomo e donna. L’esatto contrario di quello che sta cercando di fare l’Europa, anche attraverso questa omologazione del linguaggio veicolata da questo manuale. È quindi un tema sia etico che culturale. Noi seguiremo questa vicenda, che riteniamo rischi di adottarsi anche all’interno dei nostri enti governativi, per mezzo di finanziamenti a beneficio di organizzazioni che sviluppano questo tipo di percorsi: invece di andare incontro alla famiglia naturale, non fanno che rendere ancora più confuso un mondo impregnato di un relativismo etico che non accettiamo.

Se un progetto del genere approdasse alla Regione Lazio, il vostro gruppo consiliare come si muoverebbe?

Bisogna vedere come intenderebbero porla all’attenzione. In questi anni, alla Regione, sotto la Giunta Zingaretti, ne abbiamo viste di tutti i colori, specie, grazie alle iniziative del vicepresidente Smeriglio, con finanziamenti che hanno superato il milione e duecentomila euro a progetti Lgbt che riguardavano anche le scuole. Risolleveremo dunque le questioni culturali, come già abbiamo fatto negli ultimi anni, con interrogazioni, ordini del giorno per cercare di fermare questo tipo di iniziative. È evidente che se si compirà un’operazione analoga sulla lingua italiana, cercando di stravolgere le terminologie, ci rivolgeremo alle istituzioni superiori, anche a livello governativo per fermare questo tipo di processi. Bisogna però capire effettivamente come intenderebbero trasporli a livello regionale o nelle amministrazioni comunali.

Potremmo definire questa epurazione dei pronomi e suffissi femminili come una sorta di “femminicidio lessicale”?

Sarebbe curioso riscontrare quale sarebbe l’atteggiamento degli stessi che si stracciano le vesti dinanzi ad azioni criminali nei confronti delle donne, che sarebbero da denunciare non soltanto in occasioni come la Festa della Donna o della Giornata contro la Violenza sulle Donne ma tutti i giorni. Un provvedimento come quello promosso presso le istituzioni europee lo combatteremmo e lo respingeremmo al mittente: solleveremmo le stesse azioni che sono state portare avanti contro il femminicidio anche in questa occasione, perché di fatto si va ad annullare la presenza dei pronomi femminili e maschili, in particolare negli aspetti documentali. Vedremo come si comporterà la Giunta Regionale in questo ambito qualora accadesse. È comunque evidente che è in corso un processo che parte dall’Europa ma che vuole raggiungere tutto e tutti: da parte nostra, lo porteremo all’attenzione dei cittadini della Regione Lazio.

Luca Marcolivio

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