13/11/2020 di Luca Scalise

«Tu sei per me unico al mondo», un evento in difesa della Vita

Custodire e tutelare la Vita umana più fragile è un impegno meraviglioso e dalla grande responsabilità. È questo il motivo del «40° Convegno nazionale dei Movimenti per la Vita, dei Centri aiuto alla Vita (i Cav) e delle Case di accoglienza (più una giornata di Forum europeo «Uno di noi»)», che ha avuto inizio oggi e si svolgerà virtualmente fino alla prossima domenica.

Si tratta di un anno particolare per il Movimento per la Vita, sia per via della pandemia, che ci ha tutti coinvolti, sia perché lo scorso 23 marzo è venuto a mancare il fondatore del Movimento, Carlo Casini. La figlia, Marina Casini Bandini, attuale presidente, ha rilasciato un’intervista ad Avvenire, in cui ha spiegato che il fine principale del Movimento, secondo il compianto fondatore, è «la civiltà della verità e dell’amore la cui prima pietra, come diceva sempre, è il riconoscimento del concepito come uno di noi».

Accanto all’emergenza coronavirus, c’è sempre un’altra emergenza: quella di tendere la mano alle donne con gravidanze difficili o indesiderate, offrire loro informazioni veritiere e aiuto concreto per essere libere di scegliere la Vita anche in un tempo così difficile. «Per le volontarie e i volontari abbiamo fatto una sorta di badge personalizzato che permette loro, anche in regime di restrizioni, di circolare e andare al Cav o direttamente dalle mamme», spiega.

Le donne devono sapere di non essere sole, ecco perché i Cav «devono avere una maggiore visibilità: è importante sapere che esistono», specialmente perché chi trae profitto dal business dell’aborto e, spesso, detiene le redini della maggior parte dei canali di comunicazione, non fa altro che ripetere che l’aborto sarebbe un “diritto”. «Se l’aborto è l’uccisione di un essere umano, come si può parlare di "diritto"? L’unica via è negare» l’umanità del concepito prima della nascita, ma questo è assolutamente «antiscientifico».

Quanto, poi, alla diffusione di presunti anticoncezionali – che possono, però, rivelarsi abortivi, se agiscono a concepimento avvenuto – ribadisce quanto anche da noi più volte sostenuto: «questi prodotti sono stati messi a punto per evitare che un figlio eventualmente concepito possa trovare casa nel grembo della mamma. Non è certo la residenza – tube o utero – a incidere sulla qualità di essere umano di chi è appena stato chiamato alla vita».

Va difeso il bambino, quindi, anche non nato, e va difesa la mamma. Vera civiltà è accogliere la Vita, perché «è proprio lo sguardo sul più povero dei poveri, il non nato, colui che la società rifiuta di guardare, che ci pone di fronte all’essenza della nostra umanità e ci rende capaci di vera accoglienza e solidarietà verso tutti».

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