Transgender – dittatura: una minoranza che discrimina le donne

Un Rapporto pubblicato sulla prestigiosa rivista Scottish Affairs dell’Università di Edimburgo afferma che “;un profondo cambiamento concettuale” nella nostra comprensione di cosa significhi essere una donna o un uomo ha avuto luogo “;senza la dovuta diligenza, il controllo democratico nè vigilanza”.

Nell’articolo si esaminano i cambiamenti politici nelle carceri e si valutano le modifiche all’indagine del censimento, come esempi di “;acquisizione di politiche” da parte di gruppi di pressione e lobbisti. Gli autori, la dott.ssa Kath Murray e Lucy Hunter Blackburn sostengono che in entrambi i casi i responsabili politici, eccessivamente influenzati dai difensori dei diritti delle persone trans, non sono riusciti a considerare in che modo consentire alle persone di auto-dichiarare il proprio genere, senza che questa scelta possa influenzare altri gruppi.

“;L’analisi mostra come il processo decisionale sia stato diretto verso gli interessi di uno specifico gruppo, a scapito di un altro, in particolare di donne e ragazze”, affermano gli autori dello studio.

“Un numero limitato di attori influenti sembra aver ottenuto il monopolio di come il sesso e l’identità di genere siano compresi nel processo decisionale scozzese.” In soldoni, le lobbies transgender hanno il monopolio delle definizioni e delle normative favorevoli alla propria minoranza a scapito della genericità dell’intera popolazione scozzese.

Il rapporto non critica apertamente le azioni dei gruppi LGBT nel fare pressione sul governo. “;Fare pressioni in buona fede per conto di un particolare gruppo di interesse è un’attività legittima in una democrazia”, ​​affermano gli autori. La critica feroce va tutta verso la politica e il governo scozzese che dovrebbe soppesare ed equilibrare le esigenze di tutti i gruppi di interesse e invece questo non è stato fatto. Un esempio, dicono, è l’incapacità di considerare se le politiche di auto-identificazione di genere potrebbero “;aprire all’abuso da parte di individui con intenzioni maligne, indipendentemente dall’identità di genere”. Gli autori affermano che “;ci sono prove che suggeriscono che non anticipare un simile abuso sia negativo”, in ciò gli autori non fanno altro che ribadire il principio di precauzione, in dubbio di danno, meglio evitare il possibile danno. Un portavoce del governo ha affermato “il governo scozzese si consulterà alla fine di quest’anno su un progetto di legge sul riconoscimento del genere e che includerà una valutazione completa dell’impatto sull’uguaglianza”.

Lo studio pubblicato nelle scorse settimane in Scozia fa seguito alle polemiche degli ultimi mesi, in particolare il caso giudiziario che riguarda Jessica Yaniv, un transessuale che ha citato in Tribunale un certo numero di aziende che offrono servizi di ceretta inguinale alle donne, dopo che non le avrebbero offerto lo stesso servizio. Il diniego dei centri estetici femminili è giustificato dal semplice fatto reale che il/la Yaniv è di corporatura maschile e ha attributi sessuali tali. Al fianco dei centri estetici sono scese moltissime attiviste femministe del mondo anglosassone che, tra l’altro sostengono che le donne non dovrebbero essere legalmente obbligate a fornire servizi intimi a una persona di corpo maschile solo per il semplice fatto che dichiara di essere una donna.

Al di là del caso Yaniv, il report appena pubblicato insegna due cose: la forza impressionante delle campagne mass mediatiche e quanto gruppi di pressione o lobbies fortemente determinate possano, per mancanza di indipendenza della politica, determinare scelte politiche di un paese. La Scozia, ci dice questo studio, è caduta da anni nelle mani di queste lobbies, la politica è stata irresponsabile, i discriminati sono tutti i cittadini, in particolare ragazze e donne scozzesi.

Fatti di cui far memoria e sui quali occorre riflettere sempre e ovunque.

Luca Volonté

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