27/05/2026 di Redazione

Svezia. L’aborto a un passo dalla Costituzione, ma non tutto è perduto

Il Parlamento svedese approva il primo passo per inserire l’aborto nella Costituzione. Ma la riforma non blinda la legge vigente e lascia aperta la battaglia per la vita.

L'aborto si appresta a entrare nella Costituzione svedese. Lo scorso 20 maggio, infatti, il Parlamento di Stoccolma ha compiuto un passo drammatico verso l'inserimento del diritto all'interruzione di gravidanza nella Regeringsformen, la legge fondamentale dello Stato scandinavo. Una scelta che rischia di legittimare, al vertice dell'ordinamento giuridico, la soppressione di una vita umana innocente.

Il voto e il testo della proposta

La proposta legislativa era stata presentata dal governo di Ulf Kristersson nel dicembre 2025, una coalizione di centrodestra che include, non senza una certa amarezza, anche i cristiano-democratici guidati da Ebba Busch, che già dal 2022 avevano spinto per una maggiore "protezione" dell'aborto attraverso il cosiddetto abortkontrakt. Il 20 maggio il Riksdag ha dunque votato per adottare la proposta come vilande - ovvero in sospeso -, il che costituisce il primo dei due voti obbligatori previsti dalla procedura svedese per le modifiche costituzionali. Per entrare definitivamente in vigore, la norma dovrà essere confermata con un secondo voto identico dopo le elezioni del 2026, ma probabilmente già entro il 1° gennaio 2027. Il testo proposto per il nuovo articolo 2 kap. 13 § della Regeringsformen recita, nella versione originale svedese: «Den som är gravid har rätt att avbryta sin graviditet enligt bestämmelser som meddelas i lag», ovvero: «Chiunque sia incinta ha il diritto di interrompere la gravidanza secondo le disposizioni di legge». Tutti e otto i partiti rappresentati in Parlamento hanno sostenuto la proposta, dunque con un'unanimità politica che rende ancora più grave e drammatica tale decisione.

Una speranza che resta aperta

C'è però un elemento tecnico-giuridico che merita attenzione e che molti commentatori - anche critici della riforma - hanno sottolineato: il testo costituzionale non cristallizza l'attuale disciplina sull'aborto, ma rinvia esplicitamente alla legislazione ordinaria, usando la formula «secondo le disposizioni di legge». Questo significa che la riforma della Costituzione, ove approvata definitivamente, non blinderebbe l'attuale normativa - che oggi consente l'aborto libero su richiesta fino alla fine della diciottesima settimana, e dopo solo con autorizzazione del Sistema sanitario nazionale - ma lascerebbe intatta la possibilità di modificarla, in senso più restrittivo o più permissivo, con una semplice maggioranza parlamentare. La legge sull'aborto del 1974, pertanto, resterebbe soggetta al normale iter legislativo. Molti osservatori definiscono perciò il provvedimento più simbolico che giuridicamente vincolante: un gesto politico, insomma, una dichiarazione d'intenti, più che una riforma con effetti pratici immediati.

La vita non si arrende

Per il mondo pro-life svedese e internazionale, il voto del 20 maggio rappresenta sicuramente una sconfitta politica dolorosa, l'ennesima testimonianza di come la cultura dello scarto si stia radicando sempre più nelle istituzioni del Vecchio Continente. L'amarezza è tanto più grande perché si tratta di una norma che pretende di dare “dignità” costituzionale a ciò che è, e rimane, l'uccisione di un essere umano innocente nel grembo materno. Eppure la battaglia per la vita non si ferma, anzi, prosegue con rinnovata determinazione. E proprio la natura giuridica di questa riforma, come detto poc’anzi, offre uno spiraglio: poiché il testo costituzionale rinvia alla legge ordinaria, ogni futura maggioranza parlamentare conserverà la facoltà di intervenire sulla normativa sull'aborto, si spera introducendo limiti più stringenti, maggiori tutele per il nascituro, o nuove garanzie per la libertà di coscienza dei medici.

Dunque, anche se la riforma dovesse essere confermata definitivamente, non tutto sarà perduto: la vita ha sempre un futuro, e chi la difende sa che ogni legge è figlia del suo tempo e che i tempi possono cambiare.

 

 

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