27/07/2015

Suicidi post aborto: una tragedia taciuta e ignorata

L’aborto volontario spinge le donne verso il suicidio.

National Right to Life torna a evidenziare le pubblicazioni scientifiche che concludono in modo univoco in tal senso.

La depressione post partum è proprio un’inezia rispetto alla sindrome post aborto: i numeri delle donne che arrivano a tentare o praticare il suicidio dopo una gravidanza sono evidenti. Oltre tutto la crisi dopo il parto si risolve nel giro di pochi mesi, mentre la sindrome post aborto può covare – e logorare – per anni prima di esplodere in tutta la sua virulenza. Soprattutto quando la donna nega a se stessa che l’aborto sia un male e che il suo bambino ne sia vittima innocente.

In Irlanda i pro choice chiedono insistentemente di consentire l’aborto quando la vita della madre è in pericolo, e perciò anche quando ella minacci il suicidio: come negli USA, prima della sentenza Roe vs. Wade che nel ’74 legalizzò l’aborto a richiesta. In molti Stati bastava che una donna incinta dichiarasse intenti suicidari per ottenere il certificato medico per abortire.

Le evidenze scientifiche che però dimostrino che un aborto può salvare una donna dal suicidio non ci sono, anzi gli studi condotti sul tema indicano tutti esattamente il contrario. Ne abbiamo parlato un anno fa: i dati provenivano da Australia, Stati Uniti e Nord Europa.

In Finlandia, da un’indagine condotta su 600.000 donne (non solo attraverso interviste, ma anche attraverso le cartelle cliniche e i dati clinici), risultò che il rischio di suicidio era sei volte maggiore tra le donne che avevano abortito che tra quelle che avevano partorito; tre volte maggiore rispetto a quelle che non erano incinta. Piuttosto, quindi, è dimostrato che la gravidanza riduce drasticamente gli istinti suicidari.

Anche uno studio pubblicato sull’ European Journal of Health conferma questi dati. Sono state tracciate 463,473 donne che sono rimaste incinta tra il 1980 e il 2004, ed è stato calcolato il tasso di mortalità dopo un aborto o dopo il parto: sono state molte di più quelle morte nei 10 anni dopo l’aborto che dopo il parto: causa principale di decesso è stata il suicidio.

Anche The British Medical Journal scrive simili conclusioni: su 100.000 donne che hanno partorito il tasso di suicidio è 5.9; su altrettante che hanno abortito è 34.7. Tra le donne non incinta è 11.3.

Ancora. David C. Reardon dell’Elliot Institute ha studiato 173.000 Americane incinte per 8 anni dopo che la gravidanza è finita (con aborto o parto). Le donne che avevano abortito risultarono con il 154% di possibilità in più di suicidarsi. Sempre David Reardon nel suo libro “Aborted Women, Silent No More” (Springfield, IL: Acorn Books, 2002) ha rilevato che il 60% delle donne dopo un aborto ha pensieri suicidari. Il 28% tenta realmente il suicidio.

BludentalLa rivista Women’s World riporta altri dati in base ai quali risulta che quasi la metà delle donne che hanno abortito (45%) hanno pensieri suicidari.

I dati sono ancor più allarmanti se si prendono in considerazione le teenager: le giovanissime che abortiscono sono 10 volte di più a rischio di suicidio e tre volte più a rischio di ricovero in ospedale psichiatrico delle loro coetanee.

Ma le statistiche non mostrano in alcun modo la vera tragedia che si consuma nella mente e nel cuore delle donne dopo l’aborto.

Per comprenderla basta leggere le testimonianze di quelle che ci sono passate, come questa, o questa, o quelle che andremo a pubblicare nei prossimi giorni.

Bisogna saperle, queste cose, e bisogna divulgarle: perché dai media “politicamente corretti” non le sentirete mai. E neanche da tutti coloro che sono tanto “impegnati” a tutelare la “salute (sessuale e riproduttiva) delle donne”...

Redazione

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