14/02/2019

Stop a legge anti-aborto in Louisiana. Non passa (per ora) il giro di vite pro life

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha bloccato una legge che avrebbe potuto rappresentare un vero e proprio “giro di vite” per la pratica dell’aborto in Louisiana.

Tale legge ammetteva la presenza di un solo dottore in una sola clinica per le donne intenzionate ad abortire. Tra i severi requisiti richiesti ai medici, c’erano i cosiddetti “admitting priviliges”: la possibilità, per gli specialisti, di inviare i pazienti in un altro ospedale o centro medico per fornire servizi diagnostici o terapeutici specifici per quel paziente a non più di 50 km dalla clinica. In questo modo sarebbe stato molto più facile ottenere la chiusura di strutture sanitarie abortiste: nello specifico, in Louisiana ce ne sono tre: a Baton Rouge, New Orleans e Shreveport.

Il voto decisivo che ha bloccato la legge è arrivato, incredibilmente, dal presidente della Corte, John Roberts, conservatore nominato da George W. Bush che si è schierato con i quattro giudici progressisti.

Una cattiva notizia che arriva proprio qualche giorno dopo il Discorso sullo Stato dell’Unione in cui Trump ha chiesto ufficialmente al Congresso di «approvare una legislazione che proibisca l’aborto a breve termine di bambini che possono provare dolore nel grembo materno» e di lavorare insieme «per costruire una cultura che nutre la vita innocente», riaffermando «una verità fondamentale: tutti i bambini, nati e non nati, sono fatti nella santa immagine di Dio».

Insomma, un amaro risveglio che ha meritato parole di biasimo da parte del presidente di National Right to Life, Carol Tobias, la quale ha affermato che «se davvero si pretende di difendere la salute delle donne, è bizzarro che l’industria dell’aborto si opponga a leggi come questa», e concludendo: «Ci sono numerosi casi documentati di complicazioni fisiche a seguito di un aborto che hanno costretto le donne a cercare interventi di emergenza. Garantire che gli abortisti abbiano meno privilegi è il minimo che l’industria dell’aborto può fare per proteggere le donne».

Manuela Antonacci

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