A Madrid, lo scorso 6 settembre, decine di donne hanno avuto il coraggio di scendere in piazza indossando i celebri abiti rossi e le cuffie bianche de “Il racconto dell’ancella” per protestare contro la disumanità e la schiavitù dell’utero in affitto. Un gesto altamente simbolico e dal forte impatto visivo, con cui le manifestanti hanno voluto denunciare il rischio di ridurre le donne a meri strumenti di riproduzione e hanno denunciato l’avanzare, in Spagna e in generale in Europa, delle pressioni per regolamentare la cosiddetta “gestazione per altri”. Le strade centrali della capitale spagnola si sono così trasformate in un potente palcoscenico di testimonianza e resistenza contro l’utero in affitto.
Le donne ridotte in schiavitù
La maternità surrogata è attualmente illegale in Spagna, ma le spinte internazionali a favore della sua regolamentazione preoccupano sempre più proprio l’opinione pubblica spagnola. Per questo motivo, le donne madrilene hanno scelto di manifestare apertamente, portando cartelli e slogan come “Women are not for rent” (“Le donne non si affittano”) e “Babies are not to be bought” (“I bambini non si comprano”). Messaggi chiari che denunciano senza mezzi termini la trasformazione del corpo femminile e della maternità in merce da comprare e vendere. Alla marcia, anche senza vestirsi simbolicamente, hanno aderito oltre un centinaio di associazioni femministe che si definiscono “abolizioniste”. Hanno quindi voluto ribadire che non esiste femminismo autentico che possa accettare lo sfruttamento di donne spesso fragili e in difficoltà economica, costrette a cedere il frutto della propria gravidanza. Indossare i costumi ispirati al romanzo distopico di Margaret Atwood non è stato quindi un espediente teatrale (come alcuni detrattori hanno affermato) ma un modo potente per ricordare a tutti che l’utero in affitto riduce la maternità a contratto e il corpo a oggetto, proprio come nel romanzo. Ne “Il racconto dell’ancella”, infatti, proprio le ancelle sono delle donne fertili, ridotte in schiavitù per generare figli per l'élite al potere. Vi ricorda qualcosa?
La femminista: «basta sfruttamento»
L’ex deputata socialista spagnola Ángeles Álvarez, portavoce del movimento femminista abolizionista Alianza contra el Borrado de las Mujeres, ha espresso senza mezzi termini la sua opposizione alla pratica dell’utero in affitto, come riportato da una sua intervista a La Stampa. Álvarez ha definito la maternità surrogata «una forma di mercificazione e sfruttamento del corpo femminile» incompatibile con i principi stessi del femminismo. «I bambini non si comprano né si regalano – ha dichiarato – non esiste generosità in un evento come questo, i bambini non sono un dono». Secondo Álvarez, non esiste alcun “diritto ad avere un figlio”: il desiderio di diventare genitori non può trasformarsi in un diritto esigibile a scapito della dignità di un’altra persona. La maternità surrogata, infatti, riduce le donne a semplici strumenti biologici, «macchine riproduttive» disumanizzate e trasformate in cellule produttive per soddisfare i desideri altrui. La deputata ha inoltre sottolineato che tale condanna vale per chiunque vi ricorra, indipendentemente dall’orientamento sessuale, precisando che anche le coppie omosessuali o le famiglie omogenitoriali «non hanno alcun diritto ad avere un figlio con qualsiasi strumento la scienza renda possibile». Per Álvarez, lo sfruttamento delle donne non può mai essere considerato un atto di altruismo o di amore, e chi lo sostiene tradisce la causa femminista e la dignità umana.
Un messaggio per tutta l’Europa
Il coraggio di queste donne spagnole, come detto, ha un significato che va ben oltre i confini nazionali. In tutta Europa, infatti, cresce il dibattito non solo sul riconoscimento dei bambini nati da maternità surrogata all’estero, ma anche per la legittimazione della stessa pratica. La manifestazione di Madrid ha dunque voluto lanciare un avvertimento e un esempio: non bisogna abbassare la guardia, perché la dignità delle donne e dei bambini non è negoziabile, in nessuna parte d’Europa e del mondo e attualmente sappiamo che solo la nostra Italia è rimasta in prima linea - a livello legislativo - nel far diventare l’utero in affitto reato universale.
La manifestazione di Madrid, dunque, non può che raccogliere il plauso di Pro Vita & Famiglia, soprattutto perché è stata una grande prova del fatto che le femministe - se davvero tali - non possono che opporsi con decisione a una pratica barbara, disumana e di schiavitù, al contrario di quanto spesso accade in Italia dove i collettivi “pseudofemministi” sostengono tale sfruttamento in nome di false libertà e di inesistenti diritti.