28/10/2016

Sindrome post aborto: ne soffrono anche i fratellini

Anche i fratelli e le sorelle soffrono della sindrome post aborto.

Chi nega alla radice che esista il problema del post aborto per le donne, non ammette di certo che ne possano soffrire anche i padri, i nonni, il personale sanitario coinvolto.

Quindi non ammetterà mai che ne soffrano anche i fratelli e le sorelle.

Invece l’aborto è un male così grande che non colpisce solo il bambino che viene ucciso, ma ne risentono tutte le persone che in qualche modo sono toccate da esso.

Questi sono dati riscontrabili scientificamente. Per i credenti non sarà difficile comprendere, allora, cosa intendeva Giovanni Paolo II quando nel suo Magistero parlava di “peccato sociale”.

Ma queste considerazioni teologiche esulano dalle nostre competenze e le lasciamo a chi più se ne intende.

Gli psicologi che si trovano a dover trattare persone che hanno avuto fratelli o sorelle soppressi dall’aborto, sanno che essi soffrono di una specie di sindrome del sopravvissuto: «Perché sono stato scelto per sopravvivere, mentre mio fratello è stato scelto per morire?»; «Come sarebbe stata mia sorella? Mi avrebbe assomigliato? Saremmo state amiche? Avremmo avuto ricordi condivisi...».

Tali questioni sono tutt’altro che semplici per chi ha avuto un fratello abortito.

Nell’inconscio chi pensa di essere nato perché  voluto, scelto e non scartato,  spesso soffre anche anche per ansia da prestazione: «Sarò all’altezza delle aspettative che hanno per me i miei genitori? Se non riesco, potranno continuare ad amarmi?».

Durante una pubblica conferenza di qualche anno fa la dottoressa Cinzia Baccaglini, psicoterapeuta specializzata nella cura della sindrome post abortiva, raccontava di un bambino di 6 anni che rifiutava di entrare nella sua cameretta nuova tutta bella arredata, nella sua bella casa nuova.  Aveva delle crisi isteriche tali che i genitori l’hanno portato in analisi. È venuto fuori che il bambino aveva captato dai discorsi dei genitori che c’era un fratellino e che poi non c’era più, perché la casa nuova era piccola e non c’era posto per lui...

Tali problemi psicologici devono spesso essere superati anche dai bambini frutto di fecondazione artificiale e quindi sopravvissuti tra circa 10 fratelli che “non ce l’hanno fatta”: alcuni sono  morti da sé, altri sono stati eliminati dai medici, altri giacciono per un tempo indefinito nell’azoto liquido, prima di essere buttati via come dei surgelati scaduti.

Il dottor Mark I. Evans, e l’ecografista Rachel Greenbaum, specializzati nella “riduzione embrionale selettiva” (modo in cui la neolingua definisce l’uccisione dei bambini che non servono o che hanno qualche difetto), spiegano dal loro punto di vista quello che accade in un grembo in cui hanno attecchito “troppi embrioni”: «È una procedura molto difficile, perché il bambino  si muove, e bisogna inseguirlo, acchiapparlo. È una sfida che dà un forte emozione – quando il bambino si muove e e bisogna inseguirlo».

Nel blog Surviving Siblings, e nelle pagine Facebook dedicate, fratelli di bambini abortiti scrivono frasi come queste: «Anni dopo mi ha dato tanto dolore pensare che la sera prima del giorno in cui mamma è andata ad abortire, quando le ho dato un abbraccio, ho anche abbracciato il mio fratellino dentro di lei. La volta dopo invece non c’era più. Ero innocente e inconsapevole...».

«Dopo aver saputo dell’aborto, sono stato preso da una tristezza profonda che non riuscivo a identificare in un primo momento. Non riuscivo a capire perché. Poi ho capito che era per mio fratello. Stavo soffrendo per la perdita di un fratellino, che fino ad allora non sapevo fosse esistito. Che strano. Come è possibile un tale sentimento per qualcuno che non ho mai incontrato? Io non sono una persona emotiva, mi sono sentito uno stupido. Erano passati 11 anni...».

«Credo che una delle cose più difficili per me da affrontare siano le donne che cercano di giustificare l’aborto per il bene degli altri figli. Ho sempre voglia di dire loro che la cosa migliore per i suoi piccoli è quella di avere un fratello o una sorella...».

Perdere un fratello attraverso l’aborto è una causa legittima di  dolore che va elaborato per  trovare la guarigione.

Redazione

Fonte:  Live Action News


#STOPuteroinaffittofirma qui e fai firmare la petizione 

contro l’inerzia delle autorità di fronte alla mercificazione delle donne e dei bambini

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Info