12/04/2018

Sentinelle in Piedi: per Alfie, per la Vita

Tornano le Sentinelle in Piedi: quando la vita viene pubblicamente attaccata, va pubblicamente difesa. In piazza, come di consueto in silenzio e in piedi per un’ora, senza slogan o striscioni: la presenza è già di per sé un richiamo chiaro alle coscienze. 

Le Sentinelle veglieranno per il piccolo Alfie Evans – che, secondo indiscrezioni, verrà ucciso domani, venerdì 13 aprile – e per denunciare la censura operata sul maxi-manifesto contro l’aborto promosso da ProVita.

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Domenica 15 aprile saranno due le veglie delle Sentinelle in Piedi:

alle ore 11:00 a Como (piazza Volta)

alle ore 18:00 a Milano (Piazza San Carlo)

 

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Riprendiamo dal profilo Facebook della giornalista Raffaella Frullone una densa e argomentata presentazione del perché sia importante non stare a guardare, bensì mobilitarsi in prima persona. In tal senso, la proposta delle Sentinelle in Piedi è un’occasione per tutti. 

Sentinelle in Piedi: per Alfie, per la Vita

INUTILE È IL VOSTRO TENTATIVO DI NEGARE LA VITA. LA VERITÀ SI IMPONE SU OGNI MENZOGNA. ALFIE EVANS VIVE NONOSTANTE VOI.

Dunque quella del piccolo Alfie Evans sarebbe una vita inutile. Inutile, ha proprio detto. Quindi nel suo “miglior interesse” deve essere ucciso per soffocamento. Cosa ci tocca sentire dalla bocca di un giudice della civilissima Inghilterra nell’Anno Domini 2018.
Non bisogna nemmeno fare uno sforzo eccessivo per richiamare alla memoria il programma Aktion 4 del Terzo Reich che prevedeva la soppressione delle cosiddette “vite indegne di essere vissute”: ammalati giudicati inguaribili, persone con handicap, 60.000 in tutto, o forse 100.000 le vite soppresse. Ma evidentemente dalla storia non impariamo nulla, e nemmeno dalle decine di Giornate della Memoria a cui abbiamo finto di partecipare contriti postando un link su facebook o guardando dal divano un documentario sulla Rai. Possiamo direttamente cancellarla dal calendario e istituire la Giornata della Sbronza così almeno avremo una scusa buona per dimenticare.
Ma non solo dalla storia non impariamo, ogni giorno facciamo anche un passo in più verso il baratro. Cinquant’anni fa eravamo in pieno dibattito sul tema dell’aborto e ci si chiedeva: ma il feto è una vita oppure no? Quanto un feto può essere considerato a tutti gli effetti un essere umano? A quale settimana? Con queste caratteristiche? E quindi quando si può sopprimere senza avere dei sensi di colpa, senza pagare per il reato di omicidio, anzi, magari facendolo di diritto? Così da questo dibattito surreale, costruito sulla contrapposizione tra realtà e menzogna, oltre il 60 per cento degli italiani ha spento il cervello e sostenuto la liceità dell’omicidio di un bambino nella pancia della mamma. In barba alla scienza tanto decantata. Col risultato che a distanza di cinquant’anni è considerato inaccettabile perfino ritrarre su un manifesto un feto, e se succede i sedicenti democratici saltano in piedi come soldatini e strappandosi i capelli chiedendo la censura. E censura è stata, il manifesto di ProVita Onlus è stato rimosso con buona pace della libertà di espressione. Nell’indifferenza connivente dei media e della classe politica. Ma d’altra parte oggi sono impegnati tutti a sostenere la bontà di un attacco in Siria, magari portati avanti dal quel Trump che hanno massacrato fino a ieri perché era il cattivone che costruiva il muro. Oggi prepara l’attacco ad Assad quindi va bene, oggi si mette contro Putin quindi va benissimo. Persino Gentiloni per l’occasione esce dal sarcofago e col suo cadavere di Governo che si deve occupare delle cose correnti, corre a supporto dei potenti di cui è la marionetta inconsapevole.
Così la storia si ripete. E se cinquant’anni fa ci si chiedeva se il feto fosse una vita oppure no, se sopprimerla fosse un omicidio oppure un diritto, oggi si sta facendo la stessa identica cosa con un bambino di due anni reo di essere ammalato: oggi si sta affermando che quella di un bambino ammalato non è vita. Che succederò fra cinquant’anni? Non potremo diffondere le immagini di un bambino ammalato per non urtare la sensibilità di chi ha deciso di sopprimerlo? Ah no, questo accade già adesso. Infatti il giudice Hayden in aula se la prende con i video divulgati dal padre di Alfie, Thomas Evans. Video in cui il piccolo succhia il ciuccio, muove la spalla a comando diretto, respira, si muove: «Mi chiedo se fossi in un letto di ospedale in quello stato se vorrei che i miei video fossero visionati dal pubblico». Si preoccupa della privacy, il giudice, e si preoccupa così tanto che ha deciso di blindare tutte le informazioni sul luogo e il momento dell’esecuzione di Alfie. Esattamente come avvenuto per l’omicidio di Charlie Gard tutto deve essere fatto di nascosto, lontano dalle telecamere, dalle proteste di quel minuscolo, sgarrupato ma ostinato gruppo di sostenitori della più evidente delle evidenze: l’indisponibilità della vita.

Comunque state tranquilli, potete farlo di nascosto, ma non potete nascondervi dalla vostra coscienza che vi tormenterà ogni giorno della vostra esistenza fino a che non chiederete imploranti perdono. Potete farlo di nascosto ma noi ci saremo lo stesso, come potremo, nelle piazze, sui social, o mentre siamo ancorati alla nostra quotidianità, saremo il cuore e la preghiera accanto ad Alfie, e per intercessione di Maria Santissima e San Giuseppe, di Charlie, Ishaia e tutte le vite per voi indegne che avete soppresso di nascosto, noi imploreremo il miracolo.
Anche se siamo pochi, derisi, umiliati, insultati, anche se siamo stati abbandonati dai nostri stessi Pastori, noi in ginocchio chiederemo il miracolo che Alfie. Lo chiediamo per lui ma soprattutto per questa umanità suicida che muore asfissiata dalla sua stessa arroganza e che ha bisogno di un segno. Lo chiediamo nella certezza che se questo segno non arriverà saremo davanti ad un Mistero ancora più grande come è stato per Gesù che è passato dalla croce per risorgere nella gloria. Non importa se sul Golgota c’era solo Giovanni con le donne, se tutti gli altri erano scappati impauriti, o incoscienti, o indifferenti, quei pochissimi stavano dalla parte della Verità. E la verità si può cercare di sopprimere con ogni mezzo – anche per duemila anni -, ma testardamente si impone perché più forte di qualunque menzogna. Più forte della morte.

Redazione

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