17/01/2022 di Manuela Antonacci

Scuola e Covid. L’appello di una docente: «Dad non è la soluzione»

L’emergenza sanitaria, in questi due anni di pandemia, è andata strettamente a braccetto con l’emergenza educativa: l’uso della Didattica a Distanza che in parte ha permesso di non saltare mesi interi di lezioni, tuttavia si è rivelato deleterio sotto l’aspetto della socialità e dell’apprendimento ad essa collegato, oltre che – soprattutto – sotto l’aspetto delle conseguenze psicologiche e di malattie mentali aumentate per i ragazzi. Per questo Pro Vita & Famiglia, in seguito alle attuali disposizioni del Governo che prevedono l’obbligo della DAD per tutta la classe in caso di 1, 2 o 3 bambini/ragazzi positivi a scuola, ha diffuso una petizione con cui si chiede che restino a casa, e possano partecipare alle lezioni in DAD, solo gli alunni positivi o con sintomi influenzali, mentre i compagni che non hanno sintomi, che siano vaccinati o meno, continuino le lezioni a scuola, utilizzando tutte le attuali misure anti-contagio, compreso il tracciamento e il monitoraggio tramite i tamponi gratuiti. Ne abbiamo parlato con Eleonora Rossi, docente in Toscana.

 

Cosa pensa delle disposizioni del governo e della nostra petizione?

«I problemi sono molteplici. La DAD è una soluzione terribile che poteva andar bene durante il primo lockdown ma che ha messo in evidenza una serie di mancanze da parte di tantissimi istituti che tutt’ora hanno problemi. Sebbene i docenti siano stati in grado di trovare alternative valide per la metodologia didattica, purtroppo i ragazzi, a partire dagli studenti delle elementari e delle medie, sono sicuramente quelli più svantaggiati in una didattica di questo tipo. Però c’è da dire che i positivi, in questo momento, stanno aumentando a dismisura. Io ho notizie di 5 positivi in tre classi diverse, una comunicazione che mi è appena giunta dalla ASL e abbiamo ancora diversi altri di alunni in queste condizioni. La situazione sta obiettivamente degenerando. Io preferisco che questi ragazzi, anche se sono asintomatici, ma positivi, possano comunque fare qualcosa utilizzando lo strumento della DAD. Peraltro, per arrivare ad un tampone negativo, possono volerci, a volte, anche 15-20 giorni»

Cos’altro si potrebbe fare per migliorare questa situazione?

«Tra le misure di prevenzione c’è già la campagna vaccinale in atto. Credo, inoltre, che bisognerebbe incentivare il più possibile l’abitudine al tampone, con una frequenza, non dico giornaliera, ma quasi e con un costo irrisorio, così come i vaccini sono gratuiti. Si dovrebbe cercare di trovare una formula molto più semplice da applicare, anche ai bambini, magari il tampone salivare e farlo con una certa frequenza. Questo presuppone un aspetto molto importante ed è il livello di civiltà di chi lo fa: nel momento in cui c’è un tampone positivo chi lo fa deve sapere che è tenuto ad un’autodichiarazione. Da insegnante di ragazzi adolescenti posso dire che tanti ragazzi positivi escono comunque. A scuola non vengono perché la ASL li segnala come positivi, ma poi li incontriamo in giro. Ovviamente i ragazzi hanno poco il polso della situazione perché spesso sono asintomatici e non si rendono conto delle conseguenze del loro comportamento irresponsabile»

Facciamo un confronto tra i rischi e i benefici della DAD e delle lezioni in presenza?

«Ovviamente la lezione in presenza ha l’aspetto della socialità che credo sia fondamentale, ma soprattutto, in presenza, si sviluppa la metodologia “peer to peer”: l’apprendimento tra pari, i ragazzi apprendono anche grazie all’interazione con gli studenti che hanno capito la lezione. Questo, nella DAD, è praticamente impossibile, perché nella maggior parte del tempo i ragazzi devono stare col microfono spento, quindi non possono avere un confronto. Invece, le interazioni sociali, persino le risate corali quando si sente pronunciare il nome buffo di un personaggio storico, aiutano la memorizzazione delle nozioni. Altra cosa positiva dell’incontro in presenza è che la linea non cade mai, il docente c’è sempre e può rispondere agevolmente alle domande. La DAD invece, ha di per sé il vantaggio che in caso di permanenza lunga, a casa o in ospedale, può essere la soluzione ideale».

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