31/05/2020 di Luca Scalise

Screening prenatali e soldi sulla pelle dei bambini con sindrome di Down

Come sappiamo, gli screening prenatali hanno l’obiettivo di scoprire se un bambino nel grembo materno ha la Trisomia 21 (meglio conosciuta come Sindrome di Down), 13 o 18. Essi, servendosi del prelievo di una piccola quantità di sangue, eviterebbero il ricorso ad amniocentesi e villocentesi che espongono al rischio (seppur basso) di aborto.

In merito ai rischi di questa possibilità, il presidente e il vicepresidente di Pro Vita e Famiglia Onlus, Toni Brandi e Jacopo Coghe, si erano già espressi recentemente con queste parole: «L’anticipazione della diagnosi dello stato di salute genetico del proprio figlio significherà più interruzioni volontarie di gravidanza con la triste e scorretta sintesi che “Piccolo embrione è uguale a piccolo trauma” e con una facilità che interpella le coscienze di tutti».

Come leggiamo in un articolo di Life News, un'azienda biotecnologica cinese avrebbe paragonato questi screening a una “miniera d’oro” che finanzia lo sviluppo aziendale. Nel 2018, il co-fondatore e presidente del gruppo BGI, Wang Jian, avrebbe affermato in un’intervista che sarebbe stato un disonore per lui o uno dei suoi 7.000 dipendenti avere un figlio con un “difetto” alla nascita.

Dovremmo chiederci, perché gran parte dell’opinione pubblica che si dice schierata nella lotta alle “fobie” non grida alla “discriminazione” in questo caso? Stiamo parlando pur sempre di bambini, che, se non rispettassero qualche “canone” di “perfezione” potrebbero essere abortiti in ogni momento della gravidanza.

E questa non è forse discriminazione? In vari Paesi, come Inghilterra, Galles e Scozia, i tassi di abortività di bambini con sindrome di Down arrivano quasi al 100%. Qui non si tratta solo di una discriminazione, ma di un vero e proprio genocidio, del ritorno a un ideale di “razza ariana” in nome della quale vanno sacrificati tutti coloro che non ne rispettano i canoni.

Rendiamoci conto di cosa porta l’aborto alla nostra società. Altro che diritti e libertà.

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