20/03/2026 di Ufficio Stampa Pro Vita & Famiglia

Sanità Lazio. Pro Vita & Famiglia: «formazione gender dall’Asl Roma 2. Presidente Rocca blocchi progetto e chiarisca»

L’associazione indignata per corsi gender agli operatori sanitari: «temi antiscientifici come “pluralità biologica” e “superamento del binarismo”».

«È grave che l’ASL Roma 2, una struttura sanitaria pubblica, proponga corsi di formazione agli operatori socio sanitari su temi come “pluralità biologica”, “superamento del binarismo”, “identità di genere”, “orientamenti affettivi”, “percorsi di affermazione di genere” e “linguaggio inclusivo”, che non appartengono alla medicina ma a una precisa visione ideologica. Gli operatori devono essere formati su evidenze scientifiche, non su teorie controverse e divisive, che rincorrono l’Agenda Lgbt più radicale». È la denuncia di Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia.

«L’ASL Roma 2 - spiega - ha organizzato una serie di incontri formativi dal titolo "LGBTQIPAKN+ un mondo dietro ogni lettera", rivolti a operatori sanitari, in collaborazione con “enti pubblici, scuole e servizi socio-sanitari”». Gli incontri, programmati in tre edizioni ripetute tra marzo, maggio e giugno 2026, si svolgeranno presso la Casa della Salute Santa Caterina della Rosa e la Biblioteca Arcipelago e i dettagli sono stati resi noti da una circolare firmata dalla dott.ssa Patrizia Magliocchetti, direttore della U.O.C. Tutela Salute Donna ed Età Evolutiva della stessa Asl e destinata ai dipartimenti di salute mentale e MISD, ai Distretti 4-9, a infermieri e ostetriche.

Secondo la circolare in possesso dell’associazione, gli incontri vedono il coinvolgimento di rappresentanti di associazioni e reti attiviste sui temi Lgbt, in collaborazione con il “Coordinamento delle assemblee delle donne e delle Libere Soggettività”. «Chiediamo urgentemente al presidente della Regione Lazio Rocca di bloccare il progetto e di indagare su come sia stato possibile che argomenti così ideologici siano entrati indisturbati in una circolare dell’Asl e perché la stessa Azienda abbia autorizzato un simile programma: su quali basi scientifiche, con quali criteri di selezione dei formatori e con quali garanzie per i cittadini?».

«È bene ricordare - conclude Coghe - che il tema dell’identità di genere e, soprattutto, dei percorsi di transizione per i minori, è oggi oggetto di un acceso dibattito internazionale. Diversi Paesi europei e occidentali, tra cui Svezia, Finlandia, Regno Unito, Danimarca, hanno già rivisto o limitato tali approcci affermativi proprio per i dubbi emersi sulla loro efficacia e sicurezza. In tale contesto, presentare queste teorie come formazione per il personale sanitario non è solo ideologicamente orientato, ma rischia di avere conseguenze concrete sulla tutela dei pazienti, in particolare sul benessere dei più fragili».

 

 

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