25/11/2020 di Luca Marcolivio

Reggio Emilia, bando per psicologi anti-omofobia. Vinci (Lega): «Scandaloso spendere soldi per questo»

A poco più di un anno dall’approvazione, la legge regionale emiliano-romagnola per il contrasto dell’omotransnegatività gode dell’entusiastica implementazione di alcuni comuni. Emblematico è il caso di Reggio Emilia che ha appena pubblicato un bando per l’affidamento di un incarico professionale ad un esperto di psicologia e sessuologia, ai fini del coordinamento del tavolo interistituzionale per il contrasto stesso dell’omotransnegatività e per l’inclusione delle persone lgbt. Il progetto prevede uno stanziamento di 10mila euro per un biennio.

Una scelta che, com’era prevedibile, non va giù all’opposizione di centrodestra. A farsi portavoce del malcontento è in primo luogo Gianluca Vinci, consigliere comunale della Lega a Reggio Emilia, oltre che deputato. Secondo l’onorevole Vinci, il bando in oggetto «sembra fatto su misura» per un Comune che si è sempre posto “all’avanguardia” nella tutela dei diritti lgbt. Nel bando, il richiamo alla legge regionale contro l’omotransnegatività è esplicito. «Non si capisce bene perché un Comune debba occuparsi di questioni che non sono tra i suoi compiti istituzionali e spendere così tanti soldi – dichiara Vinci a Pro Vita & Famiglia –. Queste iniziative servono ufficialmente a creare materiale informativo-didattico all’interno del bando. Quindi, non si sa nemmeno che materiale dovrebbero fornire e a chi divulgarlo. Formalmente è indirizzato ai dipendenti del Comune ma non si capisce perché questi dipendenti fino ad oggi non sarebbero stati in grado di trattare con omosessuali, transessuali o lesbiche. In una pratica urbanistica comunale, non credo proprio che un transessuale sia discriminato. Questa iniziativa mi pare quindi una marchetta a favore di alcune associazioni».

Nel bando viene oltretutto evidenziato che «il Comune di Reggio Emilia sin dall’inizio ha fatto parte della rete regionale contro le discriminazioni che oggi consta di 155 punti distribuiti su tutto il territorio regionale» per azioni contro le «discriminazioni di genere, provenienza geografica/origine etnica, religione, convinzioni personali, condizioni sociali, handicap, età, orientamento sessuale». Viene inoltre ricordata l’appartenenza del Comune reggiano alla Rete nazionale R.E.A.D.Y., sempre nell’ambito della prevenzione e del contrasto delle discriminazioni.

Il bando, poi, puntualizza che l’incarico è indirizzato a individuare «un psicologo/a, specializzato/a in Sessuologia, iscritto/a all’Albo dei Sessuologi del Centro Italiano di Sessuologia e alla Federazione Italia Sessuologia Scientifica con comprovata esperienza e competenza in materia antidiscriminatoria per l’orientamento sessuale e l’identità di genere». Un ambito di specializzazione talmente ristretto e specifico che si profilerebbe una selezione tra un numero di candidati estremamente limitato. «È chiaro che chi dovesse aggiudicarsi questa selezione, al momento del rinnovo, se il bando fosse identico al precedente, risulterebbe di sicuro ancora vincitore», osserva l’onorevole Vinci.

Da parte sua, l’opposizione di centrodestra ha varie carte da giocare per ostacolare questo progetto. «Intanto possiamo mettere a conoscenza i cittadini. Finora il Comune ha tenuto questa cosa parecchio in sordina, limitandosi a pubblicarla solamente nell’albo pretorio – spiega il consigliere leghista –. Poi stiamo valutando un esposto alla Corte dei Conti perché giudichi se questa spesa rientri nelle competenze del Comune. Se così non fosse, sarebbero soldi buttati via. A mio avviso, è uno scandalo che, finanche durante l’emergenza Covid, si riesca a trovare denaro per iniziative come queste. Oltretutto, il Comune non ha competenza in tema di sanità e, comunque, sarebbe una forzatura ricondurlo a stereotipi sociali o a persone bisognose. Sarebbe stato accettabile, per quanto fuori delle competenze comunali, un bando per medici, anche solo per informare, ma che addirittura si cerchi uno psicologo o un sessuologo è fuori da ogni logica».

Che il Comune di Reggio Emilia sia sempre stato particolarmente “zelante” in ambito lgbt lo dimostrano protocolli come quello che, nell’aprile 2019, ha istituito le toilette pubbliche “gender free”, ad uso di omosessuali, transessuali o lesbiche. «Dal mio punto di vista, condiviso da molti, mi sembrano provvedimenti che discriminano ancora di più queste persone, quasi a voler porre ulteriormente l’accento sulla loro diversità», commenta in conclusione l’onorevole Vinci.

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