19/09/2021 di Fiorella Pecorale

Quando i progressisti parlano di aborto scatta il trionfo dell'ipocrisia

Mercoledì scorso, 15 settembre, a Bologna, finalmente c’è stata l’anteprima del film Unplanned.

In un paese democratico, con tanta fatica da parte delle varie associazioni, si materializza il desiderio di approfondire la propria cultura su questo tema con un film trattante temi scientifici e basato su fatti realmente accaduti, su di una storia vera. Una premessa doverosa per mettere in luce come non ci sia nulla di provocatorio e nessuna “sfida” in questo evento culturale.

Eppure a Bologna, la sera stessa dell’anteprima, un gruppo di donne si sente toccata nel profondo e reagisce in modo disarmante: con una manifestazione con cartelli come quello recante la scritta: “sul mio corpo decido io, né lo Stato né il vostro Dio”. Una protesta che arriva sì, durante la proiezione di UnPlanned, ma anche nel periodo del grande trionfo di L’Evénement, premiato al Festival del Cinema di Venezia.

Analizzando i contenuti e rimarcando la parola democrazia, oggettivamente entrambi i film hanno tutto il diritto di essere proiettati, soprattutto per la sacrosanta libertà di espressione. Caso strano però, solo il film pro Life riceve il suo dovuto boicottaggio. "Riteniamo che il film in questione sia lesivo della dignità delle donne, irrispettoso delle scelte che compiono e scientificamente infondato” hanno affermato le contestatrici. “Nel film – hanno affermato - viene propinata l’idea che l’aborto sia l’uccisione di una vita innocente nel grembo della propria madre, luogo in cui, grande paradosso, un bambino dovrebbe essere maggiormente custodito colpevolizzando e giudicando le decisioni individuali delle persone che scelgono di abortire".

Unplanned però, dall'inizio alla fine resta scientifico nei suoi contenuti, mai moralistico. Mostra ciò che avviene sul monitor di un medico, ciò che accade dopo, fa vedere delle stanze ospedaliere realmente esistenti e forme di feti tagliuzzati che non sono per nulla distanti dalla realtà. Nulla di fantasioso, nulla di montato. Ciò che va detto, piuttosto, è che vedere un feto che tenta di divincolarsi dalla sua morte è una conseguenza medica che può turbare la coscienza di chi lo vede. Ne scaturisce, dunque, una verità difficile da digerire.

Eppure le contestatrici decidono di chiudere gli occhi e di urlare che, in questo versante esposto dalla medicina, non c'è nulla di vero. Mentre a Venezia quindi vince un film basato sulla fantasia, a Bologna viene boicottato un film basato su prove scientifiche e su una storia reale.
 

Questo è surreale. L’Italia si trova nel bel mezzo di una guerra e di un bombardamento ideologico.

 

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