Il Tribunale penale di Roma ha condannato per diffamazione aggravata Dario Accolla, insegnante e attivista di spicco del movimento LGBT siciliano, per aver affermato pubblicamente l’esistenza di presunti “legami”, anche finanziari, tra Pro Vita e il movimento di estrema destra Forza Nuova, disponendo un risarcimento di 10.000 euro in favore dell’associazione. Con la sentenza n. 12710 del 5 novembre 2025 — le cui motivazioni sono state depositate il 3 febbraio 2026 — il Tribunale di Roma ha accertato la totale infondatezza delle accuse pubblicate nel 2018 su un blog di IlFattoQuotidiano.it, certificando che non esiste alcun collegamento finanziario o organizzativo tra l'organizzazione che si batte per la Vita, la Famiglia e la Libertà Educativa e il movimento di estrema destra.
L’articolo diffamatorio e la denuncia
Il procedimento ha avuto origine da un articolo pubblicato il 9 maggio 2018 sul blog de Il Fatto Quotidiano, a firma di Dario Accolla — insegnante, scrittore, fondatore di Gaypost.it e dell’associazione queer Open Catania (rete Arci) — intitolato “Veglie di riparazione in Chiesa e lettere demenziali ProVita: l’omofobia esiste ancora”. Nel testo, ancora oggi visibile online e mai rettificato, Accolla sosteneva che Pro Vita fosse «legata al partito di estrema destra Forza Nuova» e che, nonostante si dichiarasse “apolitica e apartitica”, ricevesse «finanziamenti da partiti neofascisti». Pro Vita presentò denuncia-querela per diffamazione, avviando il procedimento penale conclusosi in primo grado con la sentenza di condanna.

La sentenza: nessun finanziamento, nessun collegamento
Nelle motivazioni, il Tribunale certifica che non è stato acquisito alcun elemento dimostrativo di finanziamenti ricevuti dall’associazione da parte di Forza Nuova. Il riferimento a una sporadica frequentazione di natura prettamente personale tra esponenti delle due realtà — risalente a molti anni prima — è stato ritenuto del tutto inidoneo a provare alcun “legame” tra i rispettivi enti. La totale assenza di alcun collegamento significativo tra Pro Vita e Forza Nuova è stata peraltro confermata anche dalla Procura della Repubblica, sulla base di specifiche indagini condotte dalla Digos. Il Tribunale di Roma ha quindi rilevato l’omesso rigoroso controllo delle fonti da parte dell’autore dell’articolo e ha ritenuto integrati gli estremi oggettivi e soggettivi del reato di diffamazione aggravata, disponendo per Accolla una multa di 1.000 euro con sospensione condizionale della pena per cinque anni, oltre al pagamento delle spese processuali. Sul versante civile, Pro Vita & Famiglia ha ottenuto un risarcimento del danno non patrimoniale liquidato in via equitativa in 10.000 euro, più il rimborso delle spese di giudizio della parte civile pari a 3.500 euro oltre accessori. L’associazione intende destinare integralmente il risarcimento al finanziamento di ulteriori campagne contro l’ingresso di tematiche, progetti e attivisti LGBT nelle scuole italiane di ogni ordine e grado.
Una fake news ricorrente, già smontata dai Tribunali
La sentenza si inserisce in una serie di pronunce giudiziarie che hanno sistematicamente smontato una delle narrative più ricorrenti nel repertorio della propaganda di sinistra: quella dei presunti “legami” tra Pro Vita & Famiglia e movimenti di estrema destra. Media, partiti e organizzazioni progressiste hanno infatti fatto largo uso di questa fake news, riproposta con insistenza nel tentativo di screditare e delegittimare l’associazione agli occhi dell’opinione pubblica. Una campagna denigratoria costruita nel vuoto, priva di qualsiasi fondamento fattuale, e che i tribunali italiani hanno più volte certificato come tale. Il quotidiano Il Domani aveva accostato l’associazione a Forza Nuova, presentandola come uno strumento del partito per infiltrarsi nelle istituzioni e nel mondo pro life e pro family. Il Tribunale civile di Roma, con ordinanza del 16 dicembre 2021, ha ordinato la pubblicazione delle rettifiche e condannato il direttore al pagamento delle spese processuali. Lo stesso direttore è stato condannato una seconda volta, il 22 aprile 2022, per non aver ottemperato alla prima ordinanza. La Repubblica e Open avevano pubblicato articoli su presunte “operazioni immobiliari” che il leader di Forza Nuova avrebbe condotto tramite l’associazione. Il Tribunale di Milano, con ordinanza del 7 aprile 2022, ha ordinato a Enrico Mentana — direttore di Open.online — la pubblicazione della rettifica, con condanna alle spese processuali. La Repubblica, a seguito del ricorso di Pro Vita & Famiglia, ha concluso un accordo transattivo che includeva la pubblicazione di una rettifica ufficiale, nella quale si smentisce qualsiasi coinvolgimento dell’associazione in operazioni riconducibili a Forza Nuova e si ribadisce la sua totale indipendenza da qualsiasi partito politico.