Pro Vita & Famiglia esprime profondo rammarico e dolore per la morte di “Alberto”, 40enne affetto da patologia irreversibile e che ha avuto accesso in Piemonte al suicidio medicalmente assistito. Quando una persona scompare è sempre una notizia dolorosa, che interpella la coscienza di tutti. È inaccettabile che lo Stato, in questo caso tramite il supporto tecnico-logistico dell’Asl Torino 4, si faccia strumento per procurare la morte. Per questo rappresenta una speranza, e la accogliamo con favore, la conferma che la Regione Piemonte non intende percorrere la strada di una legge regionale sul fine vita. Questo evita di seguire l'esempio di Toscana e Sardegna, scongiurando una pericolosa deriva normativa che trasformerebbe la morte in una mera prestazione sanitaria, spingendo malati e sofferenti a sentirsi un peso e a chiedere di farla finita. Resta la gravità di quanto accaduto, conseguenza di sentenze della Corte Costituzionale che hanno scavalcato la sovranità del Parlamento. È agghiacciante che si tenti di minimizzare l’evento sottolineando il basso costo della procedura, circa 100 euro: la dignità umana non è una voce di bilancio né può essere ridotta al prezzo di un farmaco letale. È questo il valore di una vita e della sua dignità? Ovviamente no, perché la vita umana non ha prezzo e non può essere valutata in base al costo di un farmaco o di una procedura. È e resta un bene inestimabile, così come è inestimabile la sua dignità che non dipende da autonomia, bellezza, produttività o salute. Tutto ciò ci interroga su che tipo di Stato vogliamo: che investe per curare, assistere, garantire cure palliative e sostegno alle famiglie - ad oggi garantite in Italia soltanto al 33% degli aventi diritto - oppure uno Stato che, di fronte alla sofferenza, offre la morte come risposta rapida ed economicamente conveniente? Dire sì a uno Stato cinico, calcolatore e mortifero significherebbe cadere nello stesso baratro dove oggi si trovano Paesi come Canada, Belgio e Olanda, dove si è cominciato dai malati terminali e oggi si sopprimono depressi, disabili, alcolisti e malati psichici».
Così Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia, commenta la notizia della morte di 'Alberto' (nome di fantasia), 40enne affetto da una grave patologia irreversibile e residente nel Torinese, che aveva chiesto, nove mesi fa, e poi ottenuto - primo caso in Piemonte - l’accesso alla procedura di suicidio assistito, resa poi effettiva due giorni fa presso la sua abitazione "in presenza dei sanitari liberamente scelti dal paziente e con il supporto tecnico-logistico della Asl", come ha reso noto la stessa Asl To4.