13/03/2020

Porno, violenza e tratta. Le proteste contro PornHub

Tratta sessuale e stupro infantile. Le accuse contro PronHub sono quelle di crimini fra i più squallidi.

«Sembrerebbe, appunto, che negli ultimi mesi ci siano stati diversi casi scioccanti: una ragazza di 15 anni, scomparsa da un anno, è stata finalmente trovata dopo che sua madre ha scoperto, tramite soffiata, 58 video che mostravano la figlia mentre veniva abusata e stuprata. 58 video caricati su Pornhub. […] 22 donne che sarebbero state ingannate e costrette da Michael Pratt, proprietario di GirlsDoPorn, ad essere filmante durante gli atti sessuali. I video sono stati successivamente caricati su Pornhub», spiegavamo in un articolo, presentando l’appello del blogger Antonio Morra ad oscurare quel portale web.

E in Québec le proteste dei cittadini non si sono fatte attendere. Lo scorso 8 marzo, davanti all'ufficio principale di MindGeek a Montreal, ha avuto luogo una importante manifestazione per chiedere la chiusura di PornHub, come leggiamo in un articolo di LifeSite News. «Vuoi questo per tua figlia, sorella, mamma?», «La schiavitù umana esiste ancora» sono alcuni tra gli slogan. È stata realizzata anche una petizione per la chiusura di PornHub, ora divenuta virale, che ha già raggiunto ben 33.000 firme.

«Il traffico sessuale è così redditizio che ora è diventata la seconda attività più criminale del mondo», ha detto Maylissa Louby ai manifestanti. E non ci stupisce che circolino così tanti soldi. Quando, infatti, le persone vengono trattate come oggetti, a ciascuna viene dato un prezzo. Ma la vita e la dignità di una persona sono valori inestimabili, così come il suo corpo: non si può dar loro un prezzo, non si possono comprare o vendere, né si possono possedere.

La pornografia ci “insegna” che ogni persona è come un video, che si può guardare sempre, interrompere, mandare avanti, abbandonare, o come un’immagine, sempre disponibile a soddisfare i piaceri altrui. Ma i video e le immagini sono oggetti, le persone no. Il loro corpo e la loro vita meritano rispetto. Perché dietro ogni immagine o video c’è una persona che soffre, spesso anche minorenne. E una società veramente civile non può tollerare che la violenza e la pornografia continuino a distruggere nuove vittime.

 

di Luca Scalise

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