22/11/2019

Perucchietti: Cybersesso, la fine delle relazioni è vicina

Un fenomeno che, dal Giappone, si sta diffondendo a macchia d’olio in Europa e in Occidente. Parliamo del “tecnosesso”: per alcuni le relazioni uomo-donna sono così tormentate e infelici che, come compagni di vita, preferirebbero optare per dei replicanti. Non si tratta soltanto di passatempi sessuali ma di una vera e propria rivoluzione antropologica che potrebbe stravolgere il concetto di famiglia e, forse, persino di riproduzione. Pro Vita & Famiglia ha affrontato il tema con la giornalista e scrittrice Enrica Perucchietti, che ha ampiamente trattato la tematica nel suo ultimo saggio Cyberuomo. Dall’intelligenza artificiale all’ibrido uomo-macchina.

 

Enrica Perucchietti, nel suo libro lei si sofferma in particolare sul fenomeno degli “amanti artificiali” in Giappone: anche in Europa e nel resto del mondo si stanno diffondendo queste pratiche?

«Sì, il fenomeno non è soltanto giapponese. A Torino, un anno fa, aveva aperto un bordello con bambole di silicone che, all’inizio dell’attività, aveva fatto il tutto esaurito. Sono sempre di più le imprese (Harmony, Samantha, Solana) che producono bambole-robot, gestibili attraverso specifiche app che permettono di comandarle da remoto, con la possibilità di scegliere un replicante con le caratteristiche e personalità umane più diverse, a seconda dei gusti: intelligente, romantica, lunatica, timida, intraprendente. Al momento le più diffuse sono le bambole-robot dalle fattezze femminili ma si stanno affermando anche androidi maschili e persino transgender, con parti del corpo removibili. Effettivamente in Giappone il fenomeno è particolarmente radicato, con la diffusione delle waifu, sorta di “mogli virtuali” a disposizione di giovani nerd che vivono perennemente incollati agli schermi dei loro computer. Questi giovani, piuttosto disadattati, detti anche hikikomori, sviluppano un’ossessione per modelli femminili assolutamente irreali, che nasce anche dalla loro passione per i manga, al punto che trovano rifugio in una realtà virtuale, anche sessuale, facendo ricorso al tecnosesso o alla digisessualità (“sessualità digitale”). Ciò che colpisce di più, comunque, sono i rapporti e i dossier in cui queste tendenze vengono presentate come il futuro. Alcuni futurologi sostengono che entro il 2050 – secondo altri entro il 2070 – gli esseri umani avranno più rapporti sessuali con i robot che non tra di loro».

Cosa c’è dietro questa ricerca spasmodica di “sessualità surrogate”?

«È come se ci fosse una sorta di terrore per i rapporti umani reali, che spinge molti giovani a rifugiarsi in relazioni virtuali. L’anno scorso, un trentacinquenne giapponese ha addirittura sposato una pop star-ologramma di nome Hatsune Miku, dalle fattezze di una adolescente dai capelli blu che tiene concerti e spopola in Giappone. A causa di questo terrore per le donne reali, molti uomini inseguono paradisi artificiali, non più identificati, come in passato, con le droghe ma con tutto ciò che è virtuale e che coinvolge anche i rapporti umani e sentimentali. Queste bambole-robot non sono costruite solo per il sesso ma sviluppano addirittura un’affettività e dei legami verso gli uomini che ne usufruiscono. Film come Her, in cui Joaquin Phoenix si innamora del processore di un computer, o Lars e una ragazza tutta sua sono la dimostrazione che questo fenomeno si sta radicando anche in Occidente».

Abbiamo parlato di una tendenza sociale che, per ora, coinvolge soprattutto la popolazione maschile. Le femministe come si pronunciano su questo tema?

«Il mondo femminista è spaccato. Alcune femministe considerano il tecnosesso come una mercificazione dell’immagine femminile. Altre sono di parere diverso. È il caso di Cathy O’Neill, docente di matematica al MIT di Boston, secondo la quale in futuro saranno gli uomini a doversi preoccupare per la competizione dei robot in questo degni sostituti dei partner maschili. C’è chi ha collegato il fenomeno dei sex robot alla campagna di MeToo. Secondo alcuni le donne potranno soppiantare gli uomini con dei robot dalle fattezze maschili. Al momento però è una tendenza che riguarda soprattutto gli uomini: è come se vivessero un malessere nelle relazioni umane e nel rapporto con le donne in carne ed ossa. Il discorso più inquietante delle femministe riguarda comunque la loro presa di posizione a favore dell’ectogenesi, ovvero dello sviluppo di uteri artificiali che, in futuro, potrebbero definitivamente separare il sesso dall’attività riproduttiva».

C’è anche chi ipotizza la possibilità di una riproduzione ibrida tra umani e androidi: realtà o fantascienza?

«Grazie alla “finestra di Overton”, anche l’idea più impensabile o ripugnante può radicarsi nella società fino a diventare reale. Ciò detto, non so se una riproduzione ibrida umano-androide diventerà mai realizzabile ma sono ipotesi che non vanno accolte come delle boutade. Al contrario, va sensibilizzata l’opinione pubblica sulle derive concrete che potrebbero scaturirne. Non va assolutamente sottovalutato, ad esempio, il fatto che siano stati finanziati progetti per l’inserimento di elettrodi nel cervello per collegare la mente umana con l’intelligenza artificiale. Quindi, di questo passo, non vedo perché, in un momento successivo, non diventi possibile dar vita ad una nuova genìa di ibridi uomini-robot. Ovviamente mi auguro non avvenga mai: nel caso, sarebbe meglio che l’umanità si estinguesse prima…».

 

di Luca Marcolivio

 

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