05/10/2026 di Redazione

Scuola. Ecco come adeguare il Patto educativo al consenso informato

La legge 104/2026 sul consenso informato obbliga gli istituti ad aggiornare il documento che regola i rapporti tra scuola e famiglie. Ecco cosa possono verificare e proporre i genitori.

Ormai lo sappiamo: già lo scorso luglio la legge 104/2026 sul consenso informato, la cosiddetta “legge Valditara” – approvata a giugno – è entrata definitivamente in vigore. Ma, affinché le garanzie sul consenso informato diventino davvero efficaci, devono essere tradotte nei documenti che regolano la vita quotidiana delle scuole. Il primo di questi è il Patto educativo di corresponsabilità: si tratta del documento, firmato dalle famiglie a inizio anno, che definisce gli impegni reciproci di scuola, famiglia e studenti e le regole fondamentali della loro collaborazione educativa. La nuova legge prevede infatti che le istituzioni scolastiche adeguino il Patto, disciplinato dall'articolo 5-bis del DPR 249/1998, alle nuove disposizioni sul consenso informato. Per le famiglie diventa così uno strumento concreto per verificare, nero su bianco, come ogni scuola recepisce queste garanzie.

Non è una questione teorica. Sono molti i genitori con incarichi istituzionali, membri del Consiglio d'Istituto o rappresentanti di classe, che in queste settimane scrivono a Pro Vita & Famiglia per capire come far inserire questi obblighi nel Patto educativo della propria scuola. Il punto è proprio questo: non basta che la legge esista, bisogna controllare come viene tradotta nel documento che disciplina il rapporto tra scuola, studenti e famiglie.

Cosa controllare, paragrafo per paragrafo

Il Patto contiene sezioni dedicate agli impegni della scuola, dei docenti, della famiglia e degli alunni. È lì che un genitore attento deve concentrarsi. Il primo aspetto riguarda la forma del consenso: deve essere chiaro che la firma del Patto a inizio anno è nettamente distinta dal consenso specifico richiesto per ciascuna attività. In caso contrario, si rischia che la sottoscrizione del Patto venga interpretata come un consenso generale, già acquisito una volta per tutte, a tutti i progetti dell'anno. C'è poi la questione della vigilanza. Anche il Patto, infatti, deve prevedere la presenza del docente durante le attività soggette a consenso che coinvolgono gli studenti. Altrettanto importante è il capitolo degli esperti esterni: il loro coinvolgimento nelle attività formative curricolari (e quindi anche di ampliamento dell'offerta formativa) ed extracurricolari deve passare per la deliberazione del Collegio dei docenti e per l'approvazione del Consiglio d'Istituto. Proprio per le attività di ampliamento dell'offerta formativa, il Patto deve garantire un'alternativa concreta: chi non aderisce deve poter contare su un'attività diversa, proposta già al momento della richiesta del consenso. La mancata partecipazione, inoltre, non deve avere alcuna conseguenza sulla valutazione. Infine, un dettaglio solo all'apparenza tecnico, utile da far presente a tutti i genitori che ci seguono e ci leggono: se il Patto nomina già esplicitamente, e correttamente, le “teorie sull'identità di genere”, è bene verificare che non manchi la precisazione “anche quando trattate in modo indiretto”, in coerenza con la Nota del Ministero dell'Istruzione e del Merito n. 4712/2026.

Il caso degli istituti comprensivi

Negli istituti comprensivi, che riuniscono più ordini di scuola, occorre distinguere tra i diversi gradi. Per la scuola dell'infanzia e la primaria, l'articolo 1, comma 5, della nuova legge prevede l'esclusione delle attività didattiche e progettuali, così come di ogni altra eventuale attività, che abbiano per oggetto temi attinenti all'ambito della sessualità, fermo restando quanto previsto dalle Indicazioni nazionali. Per la secondaria di primo grado si applica invece la disciplina del consenso informato prevista dai commi 1-4.

Cosa possono proporre i genitori

Il margine d'azione cambia a seconda del ruolo. Il genitore che siede in Consiglio d'Istituto può seguire direttamente l'iter e proporre integrazioni puntuali al Patto prima della sua approvazione o revisione. Non serve necessariamente riscrivere tutto il documento: spesso bastano poche clausole mirate. Chi invece non fa parte del Consiglio d'Istituto non è affatto escluso. Può contattare e sostenere i propri rappresentanti e, quando possibile, rivolgersi direttamente al presidente del Consiglio d'Istituto, che è sempre un rappresentante dei genitori. In questo lavoro e in questa vigilanza costante, inoltre, i genitori sappiano che possono contare quotidianamente sul supporto del Dipartimento Scuola di Pro Vita & Famiglia. Per informazioni, segnalazioni, chiarimenti, ulteriori proposte, consigli e delucidazioni, possono scriverci.

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