24/10/2026 di Luca Marcolivio

Consenso informato. Laura Marsilio (FdI): «Ecco come andrà applicato e rispettato»

Consenso informato a scuola, primo anno della legge: Laura Marsilio (FdI) racconta le segnalazioni arrivate a Roma. Ecco i consigli per i genitori.

Frutto di mesi di confronto e battaglie culturali – che hanno visto in prima linea anche e soprattutto Pro Vita & Famiglia – la legge Valditara sul consenso informato ha visto finalmente la luce lo scorso 4 giugno. L'approvazione della normativa è tuttavia soltanto un punto di partenza, perché, con l'anno scolastico iniziato da poco più di un mese, la grande sfida è quella della sua corretta applicazione, oltre che di un'informazione capillare verso i genitori. A tal proposito, Pro Vita & Famiglia ha predisposto una Guida – la prima nel suo genere – sul consenso informato (CLICCA QUI PER RICEVERLA), ha raccolto il parere di Laura Marsilio, membro della Commissione sistema integrato 0-6 anni presso il ministero dell'Istruzione e del Merito e responsabile del Dipartimento Istruzione del Coordinamento romano di Fratelli d'Italia.

 

Quello iniziato da poco è il primo anno scolastico di applicazione della legge sul consenso informato. In base alla sua esperienza romana, come sta andando?

«Roma Capitale, dalla giunta Marino in poi, ha messo in campo numerose attività di diffusione di materiale con contenuti comprendenti la teoria del gender così come ha inserito nei piani formativi del personale, ieri come oggi, temi apparentemente innocui come le attività di contrasto degli "stereotipi di genere". Le giunte di sinistra che si sono susseguite, caratterizzate da un approccio molto ideologico, hanno proseguito dunque sul percorso di indottrinamento attraverso i servizi di infanzia e le scuole. Fin dal suo insediamento a Roma Capitale, FdI si è caratterizzata nella vigilanza di queste attività extrascolastiche ed educative tramite la Commissione Trasparenza presieduta dal consigliere Federico Rocca, anche prima dell'emanazione della legge, alimentando un dibattito serrato con l'assessore Claudia Pratelli (Avs). Il tutto coadiuvato in prima battuta dal Dipartimento Famiglia e valori non negoziabili della consigliera regionale Chiara Iannarelli e dal Dipartimento Scuola Roma e nazionale 0-6 da me coordinato».

In tal senso, le stanno arrivando segnalazioni di irregolarità nelle attività di docenza?

«Le segnalazioni sono state attivate grazie a una campagna di sensibilizzazione del personale e delle famiglie e, riportate ai Dipartimenti e alla Commissione, stanno consentendo di formulare obiezioni formali all'assessore che sarà tenuta a rispondere alle richieste di spiegazioni e alle denunce riguardanti contenuti gender nei piani formativi, nei materiali distribuiti e nell'educazione dei bambini stessi anche attraverso "docenti" presuntamente scientifici e non qualificati».

Sul fronte dell'opposizione, c'è già chi afferma che si tratta di una legge facilmente aggirabile: in che modo FdI intende vigilare per il rispetto pieno della normativa?

«Va considerato, rispetto all'efficacia di questi interventi sul territorio, che la resistenza è forte da parte di tutta una filiera composta da insegnanti, pedagogisti, avvocati, giornalisti, istituzioni afferenti a questa lobby della cultura woke che ha un'emanazione internazionale e che agisce da lunga data sui settori dell'educazione. La crisi del woke ci aveva illuso che fossimo all'inizio di una prima messa in discussione di temi che si possono trattare nell'ambito delle normali linee di educazione al rispetto e alle differenze, tuttavia le resistenze continuano serrate. Una proposta potrebbe riguardare il varo di una grande campagna informativa sulla legge, anche illustrata, di natura istituzionale e – perché no – anche dei dipartimenti competenti dei partiti o delle associazioni, per sconfiggere la propaganda avversaria che afferma che il "gender non esiste". Andrebbe spiegato meglio cosa sia con semplici descrizioni di ciò che provano a impartire a bambini e personale. La battaglia di civiltà potrebbe mettere in conto questa proposta che intendo sottoporre alla premier Meloni e al ministro Valditara, insieme a una possibile valutazione di integrazione delle linee pedagogiche ministeriali emanate dalla sinistra. Tuttavia, non c'è dubbio alcuno che la legge sul consenso trovi per analogia culturale e giuridica la sua applicazione anche nel nido. Per l'infanzia sono escluse attività extracurriculari afferenti alla sfera sessuale e, a maggior ragione, nello 0-3 anni. Qui si possono trattare lo sviluppo dell'autonomia, il rispetto delle differenze, l'inclusione e il superamento di rigidi schemi di stereotipi di genere che banalmente intendono, per esempio, consentire di trattare bambini e bambine in modo equo e di non predeterminare ruoli o giochi a seconda del sesso. Superare lo stereotipo significa estirpare diseguaglianze tra i sessi e nella loro relazione e dunque contribuire alla prevenzione della violenza sessuale come anche al contrasto dell'omofobia e dei pregiudizi. Ciò che non condividiamo riguarda il fatto che sotto questi "titoli" degli stereotipi si nasconde spesso la deviazione gender».

Cosa risponde a quanti affermano che la nuova legge toglierebbe un presidio contro la violenza di genere e lascerebbe l'educazione affettiva ai social e alla pornografia online?

«La teoria del genere non ha attinenza con l'educazione affettiva e del rispetto introdotta dal ministro Valditara. E il contrasto di questa ideologia non compromette affatto il successo di questo progetto nazionale. "Educazione al rispetto e alla parità di genere" riguarda un investimento di prevenzione della violenza di genere diretto al personale docente, non docente e agli studenti per promuovere empatia e prevenire discriminazioni con uno stanziamento di oltre 3 milioni di euro. Sulle accuse della sinistra mi sento di dire che, piuttosto che criticare la legge, faccia autocritica su quanto questi temi lontani dalla realtà dei cittadini e dai problemi sociali emergenti abbiano contribuito a snaturare la sua essenza di forza politica legata a temi del lavoro e della povertà educativa e sociale. E io sono cresciuta, dall'età di 25 anni come consigliera municipale di destra, in un territorio cuore di una certa sinistra, ben diversa da quella attuale. La sinistra si chieda perché si ritrovi una leader o delle presunte alternative, radical chic, che fanno di questi punti la priorità di una "bozza" di programma, priorità ben lontane da quelle del popolo, da cui la premier Meloni proviene e di cui sa interpretare le istanze».

Che consigli si sente di dare ai genitori che ricevono una richiesta di consenso informato? Perché ritiene che questo strumento sia una garanzia anche per i docenti?

«La richiesta di informazione sul materiale dei progetti in classe da parte dei genitori si inserisce nel collaudato e normato patto di corresponsabilità educativa tra famiglia e scuola che permette di accompagnare insieme la crescita e la maturazione dei bambini e dei ragazzi e non compromette il rapporto con la scuola ma, anzi, lo salda in una relazione di reciproca collaborazione. Fatti come quelli dei giorni scorsi (le violenze a Milano ad opera di molti minorenni ndr) che denotano la gravità dell'abbandono a loro stessi di bambini e ragazzi da parte della scuola o di famiglie in difficoltà o ignare del loro importante ruolo, ci fanno riflettere su quanto sia attuale e da rivalutare questo principio su cui poggia il patto».

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