09/02/2026 di Redazione

Partorisce una bimba non sua per uno scambio di embrioni. Ecco come la PMA distrugge le famiglie

Una deriva, drammatica, di una pratica già di per sé devastante. Stiamo parlando di quanto accaduto in Florida, dove una coppia che aveva fatto ricorso alla procreazione medicalmente assistita ha scoperto - al momento del parto - di avere una bambina biologicamente di un’altra coppia. Uno scambio di embrioni, dunque. Ma non solo. Altri embrioni - quelli veramente della coppia - sono di fatto attualmente persi, con delle conseguenze che potrebbero essere ancora più drammatiche.

L’embrione sbagliato

La vicenda riguarda Tiffany Score e Steven Mills, che nel 2020 avevano congelato tre embrioni presso una clinica per la fertilità in Florida. Nell’aprile 2025, dopo anni di attesa, uno di quegli embrioni viene impiantato e la gravidanza procede normalmente. Solo al momento del parto, l’11 dicembre scorso, emerge l’errore clamoroso: la bambina, Shea, non è geneticamente imparentata con nessuno dei due. Una situazione oggettiva, poiché la piccola ha i tratti somatici-etnici completamente diversi, ma confermata anche dai test genetici.

La battaglia legale per gli embrioni persi

I due coniugi sono ora - come loro stessi hanno dichiarato - letteralmente devastati e “spaccati”, tra l’amore che comunque hanno affermato voler alla piccola e la volontà di avere “giustizia”, soprattutto per ritrovare i tre embrioni che, ad oggi, solo letteralmente andati perduti. Non si sa, infatti, che fine abbiano fatto i tre embrioni originariamente congelati nel 2020: potrebbero essere ancora conservati, potrebbero essere stati distrutti oppure, scenario ancora più angosciante, potrebbero essere stati impiantati in un’altra donna, dando origine a una gravidanza o a un bambino già nato e cresciuto, forse già da molto tempo, in un’altra famiglia. Proprio per questo Tiffany e Steven hanno intentato una causa legale con tre obiettivi chiari: individuare i genitori biologici di Shea, chiarire la sorte dei loro embrioni, accertare le responsabilità della clinica. Vivono anche nel timore che i genitori biologici della bambina possano reclamarla in qualsiasi momento, ma allo stesso tempo sentono un obbligo morale nel cercare i suoi veri genitori. Intanto la clinica ha riconosciuto l’errore in una dichiarazione poi, non si sa perché, rimossa dal suo sito ufficiale, affermando di aver avviato anche un’indagine interna, resa complessa però dalle questioni di privacy che coinvolgono altre famiglie e altri bambini nati tramite PMA. 

La denuncia di Pro Vita & Famiglia

Di fronte a questa vicenda, Pro Vita & Famiglia ha ribadito alcune verità che troppo spesso vengono negate o rimosse. Innanzitutto la PMA è una pratica disumana, perché finisce per uccidere molti embrioni - dunque centinaia di migliaia se non milioni, se pensiamo a quanti cicli di questa pratica ci sono nel mondo - pur di arrivare a un embrione correttamente impiantato ed è una pratica che “gioca” a fare Dio, a creare la vita a proprio piacimento. Dopodiché l’altra verità è che un embrione è a tutti gli effetti una vita, dunque un figlio. E questo lo dimostra, purtroppo, anche la grande angoscia che i coniugi Mills hanno nel non sapere che fine hanno fatto i loro embrioni congelati.

Una situazione, dunque, che mostra in modo drammatico le conseguenze di un sistema che crea, seleziona, congela, elimina e scambia esseri umani come fossero materiale da laboratorio. «Questo spacchettamento ingegneristico della paternità e maternità causa una serie di problemi etici e morali, ma anche dei dolori profondi che feriscono l’umanità della madre, del padre e dei figli stessi», ha denunciato Maria Rachele Ruiu, portavoce di Pro Vita & Famiglia, ricordando che proprio la PMA viene venduta come una soluzione compassionevole ma è in realtà «un mercato che disumanizza l’uomo». 

 

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