28/10/2018

Omosessualità: Kenya, orgoglioso rifiuto del colonialismo occidentale

Ancora una volta il riconoscimento giuridico dell’omosessualità diventa terreno di scontro politico internazionale. In questo caso, come accade già da tempo per l’aborto, l’attacco è mosso in forma di ricatto da parte dell’Occidente nei confronti del Terzo Mondo. La buona notizia è che la risposta non è passiva, bensì di resistenza. Il presidente Uhuru Kenyatta ha dichiarato domenica 22 ottobre che il Kenya non si piegherà alle pressioni occidentali per legiferare sui matrimoni omosessuali come condizione per ricevere finanziamenti dai donatori. Parlando nella contea di Nandi, il presidente ha detto che il Kenya ha bisogno di diventare autosufficiente per non essere costretto a mettere in atto leggi contrarie agli insegnamenti cristiani. «Dobbiamo garantire che il nostro sviluppo sia quello che vogliamo e non quello portato dall’esterno. Solo così dovremmo accettare soldi dall’esterno e piegarci a leggi per matrimoni omosessuali».

È la prima volta che il presidente Uhuru ha respinto le avances occidentali che impongono il binomio: finanziamenti-diritti Lgbtqi. Già nel luglio 2015, Kenyatta aveva dichiarato fermamente al presidente degli Stati Uniti Barack Obama che il Kenya non era pronto ad abbracciare l’omosessualità. Uhuru ha detto che non difende la violazione o la discriminazione della comunità Lgbt in quanto anch’essa è parte della società i cui diritti sono previsti dalla Costituzione, ma la non discriminazione per ciascun cittadino in Kenya è ben diversa dalla idea colonizzatrice occidentale che vuole imporre invece il “matrionio omosex”. Il Kenya conferma la propria dignità e la propria volontà di opporsi alla colonizzazione dei “donatori” occidentali: il patriottismo e la difesa della propria identità nazionale si fa strada anche in Africa.

Luca Volontè

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