27/07/2020 di Ufficio Stampa Pro Vita & Famiglia

Omofobia, Pro Vita & Famiglia: “A Treviso odio e illegalità degli LGBT contro la nostra manifestazione”

COMUNICATO STAMPA

Omofobia

Pro Vita & Famiglia: “A Treviso odio e illegalità degli LGBT contro la nostra manifestazione”

 

Roma, 27 luglio 2020

“Volete vedere l’odio e l’illegalità in azione? Ieri, a Treviso, persone legate alla battaglia Lgbt hanno violentemente cercato di impedire lo svolgimento della nostra pacifica manifestazione, regolarmente autorizzata dalle autorità, contro il Pdl Zan-Scalfarotto sull'omotransfobia” hanno dichiarato il presidente e il vice presidente di Pro Vita & Famiglia Toni Brandi e Jacopo Coghe, dopo essere stati avvertiti dagli organizzatori locali

Nel video, pubblicato sul nostro profilo Facebook, si vede come la nostra veglia, rispettosa della legge, non si sia potuta svolgere pacificamente a causa dell’intolleranza e della violenta dittatura in atto degli sbandieratori dell’anti omotransfobia, i veri odiatori seriali che minacciano ogni giorno di più la libertà di opinione e di espressione! Altro che clausola salva idee di Zan, aggiunta in un secondo tempo solo per gettare fumo degli occhi, ecco il loro odio e la loro violenza dove arrivano” hanno continuato Brandi e Coghe. 

Noi non rappresentiamo solo la libertà di opinione ma anche la legalità, mentre la loro protesta al contrario non era stata autorizzata dalle autorità. Averci denigrato e schernito con offese e ingiurie, è una prevaricazione gravissima e una violenza totalitaria compiuta dai cosiddetti difensori della democrazia e dei diritti civili” prosegue la nota.

Come si vede nel video preoccupa che le forze dell’ordine, deputate a far rispettare la legalità, non siano intervenute per far rispettare la legge, subendo la condotta illegale di chi ci urlava contro. Vedere poliziotti inermi limitarsi unicamente a presenziare in una piazza non allontanando i contestatori irregolari la dice lunga sul futuro che spetta a chi come noi vive nel rispetto della Costituzione e degli altri” hanno concluso Brandi e Coghe. 

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