10/05/2021 di Luca Marcolivio

Nuova risoluzione UE: aborto a go-go e obiezione di coscienza nel mirino

Ci risiamo. Il Parlamento Europeo, non contento di fare le pulci ai movimenti pro life, ha particolare fretta di approvare una nuova risoluzione sulla salute riproduttiva. Già era avvenuto nel 2013 con il rapporto Estrela, in quell’occasione, però, bocciato dall’assemblea di Strasburgo. Pur non essendo vincolante per le legislazioni degli stati membri, il nuovo documento avrebbe un potente valore simbolico, anche nell’ottica dei delicati equilibri geopolitici europei. Il voto della Risoluzione Matić (dal nome dell’europarlamentare socialista croato proponente, Predrag Fred Matić) è previsto tra lunedì e martedì.

Attraverso la nuova risoluzione, in primo luogo, l’Europarlamento «invita l’UE, i suoi organi e le sue agenzie a sostenere e promuovere l’accesso ai servizi nel campo della salute sessuale e riproduttiva e dei relativi diritti e invita gli Stati membri a garantire l’accesso a un ampio spettro di tali servizi e a rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono di avere pieno accesso alla salute sessuale e riproduttiva e ai relativi diritti».

Significativamente, la risoluzione Matić ricorda agli stati membri che «tutte le politiche in materia di salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti dovrebbero essere fondate su dati affidabili e obiettivi provenienti da organizzazioni quali l’OMS, altre agenzie delle Nazioni Unite e il Consiglio d’Europa». Per diritti inerenti alla salute riproduttiva, segnatamente il documento intende l’«educazione sessuale», i «metodi contraccettivi» e l’«aborto»: tutte pratiche per le quali andrebbe rimosso ogni ostacolo giuridico.

Il vero cuore della Risoluzione Matić è tuttavia nella sua motivazione, che ne rappresenta la vera chiave di lettura e, di fatto, decodifica le reali intenzioni di chi promuove tale documento. Innanzitutto, la «salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti» sono considerati «inscindibili dal conseguimento del diritto fondamentale alla salute, nonché della parità di genere e dell’eliminazione della violenza di genere». Sullo sfondo, c’è la proclamazione dell’aborto e della contraccezione come diritti umani, mentre la loro negazione è intesa come una «violenza di genere».

La motivazione fa poi riferimento a una «involuzione dei diritti delle donne», con conseguente «erosione dei diritti acquisiti» che, inevitabilmente, metterebbe «in pericolo la salute delle donne». Chiarissimo il riferimento alle legislazioni pro-life polacche (a riguardo viene citata la risoluzione di condanna del Parlamento Europeo), ungheresi e maltesi, uniche vere eccezioni europee, al di fuori delle quali, le rivendicazioni della Risoluzione Matić risulterebbero assolutamente lunari.

Nel quadro della pandemia di Covid-19, la risoluzione dà per scontato che, al culmine della crisi sanitaria, «sia stato negato l’accesso ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva a donne e ragazze in tutto il mondo, con il falso pretesto del loro carattere meno prioritario e non urgente dal punto di vista medico». Affermazione quantomeno discutibile, visto il notevole aumento degli aborti legali nel periodo preso in esame e vista anche l’adozione di linee guida particolarmente permissive, come quelle varate la scorsa estate dal Ministro della Salute italiano Roberto Speranza.

Secondo la Risoluzione Matić, il vero o presunto arretramento dei diritti riproduttivi contribuirebbe addirittura «all’erosione della democrazia e delle libertà personali» e richiederebbe, come contromisura, un «approccio unificato» per una questione non solo «politica e sociale» ma anche «sanitaria».

Più avanti, il testo fa nuovamente riferimento all’educazione sessuale nelle scuole primarie e secondarie, invocata come «più urgente che mai», a causa della «sempre più diffusa la cattiva informazione relativamente alla salute sessuale e riproduttiva e ai relativi diritti». È in questo snodo che entra in gioco, l’immancabile piattaforma Open Democracy di George Soros, che, in una delle sue indagini, ha denunciato le «informazioni false ed errate» diffuse in vari paesi del mondo al fine di evitare che le donne accedano all’aborto.

Riguardo all’aborto, l’artificio retorico della Risoluzione Matić non è particolarmente originale. «Le limitazioni legali all’aborto – si legge nel testo – non conducono a un numero inferiore di aborti, costringono invece le donne a rischiare la loro vita e la loro salute andando alla ricerca, in caso di aborto, di un’assistenza non sicura». Le stesse identiche argomentazioni usate dai Radicali per conseguire la legalizzazione dell’aborto in Italia negli anni ’70. L’abbondanza di paesi in cui l’aborto è ancora totalmente illegale (Malta) o sottoposto a forti restrizioni (Polonia) spingerebbe le donne «a spostarsi in un altro Stato membro per poter accedere all’aborto, mettendo in tal modo in pericolo la loro salute e la loro vita».

Nelle sue pagine finali, la Risoluzione giunge all’individuazione del suo vero “nemico”: la «cosiddetta (SIC) obiezione di coscienza». Se, da un lato, viene preso atto che essa «è riconosciuta anche dagli strumenti delle Nazioni Unite e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo», i sostenitori della salute riproduttiva affermano che non si trarrebbe di un «diritto assoluto». Il richiamo è a un pronunciamento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, per cui il diritto all’obiezione di coscienza «non dovrebbe essere utilizzato per impedire l’accesso a servizi cui si è legalmente autorizzati». In poche parole, l’abbondanza di obiettori rappresenterebbe «un’evidente violazione pluridimensionale e della negazione pratica dell'esercizio di un diritto legale già ottenuto».

In conclusione, la Risoluzione Matić ribadisce il suo obiettivo fondamentale: riaffermare l’accesso alla salute sessuale e riproduttiva, negata la quale, si configura una «violazione dei diritti umani e violenza di genere». I principi guida che animano i sostenitori dei diritti riproduttivi sarebbero, a loro dire, gli stessi principi su cui è stata edificata l’Unione Europea, ovvero «la democrazia, l’uguaglianza e la non violenza». Non violenza imprescindibile per tutti ma – a quanto pare – non per i nascituri.

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