27/06/2019

Nuova raccolta fondi di Planned Parenthood tramite GoFundMe

Il nuovo vento pro life che soffia negli Stati Uniti da quando alla Casa Bianca siede Donald Trump sta mettendo in seria difficoltà il mondo abortista. Che, pur restando molto potente, ora corre ai ripari come può, cercando di sopperire ai tagli di fondi federali con delle raccolte di donazioni. Lo prova l’attività di GoFundMe, una piattaforma americana di crowdfunding che – come alcuni sapranno – consente alle persone di raccogliere fondi per eventi che vanno da eventi della vita come celebrazioni e lauree a circostanze difficili come incidenti e malattie; questo in genere, ma può accadere che questo portale si attivi anche per cause decisamente meno nobili.

Lo testimonia, per l’appunto, la decisione della creazione di un fondo – su GoFundMe – espressamente destinato a Planned Parenthood, National Network of Abortion Funds e American Civil Liberties Union (Aclu). Tutte sigle abortiste a cui il popolare sito di crowdfunding ha deciso di dedicare, come si diceva poc’anzi, un apposito fondo, inaugurato lo scorso 21 giugno con una donazione di 25.000 dollari da parte di GoFundMe stesso, che in questo modo ha fatto una scelta di campo molto netta.

Una scelta di campo che il portale ha deciso di fare spiegando che l’accesso all’aborto, negli Stati Uniti, è ora «sotto attacco», con il rischio che la Corte Suprema, oggi per la prima volta dopo anni a maggioranza pro life, possa rimettere pesantemente in discussione il «diritto costituzionale all’aborto». GoFundMe ha inoltre messo espressamente nel mirino le nuove leggi in Missouri, Georgia e Alabama che vietano gli aborti dopo le sei settimane, norme che colpirebbero «le persone di colore e coloro che stanno lottando per far quadrare i conti più duramente». Si tratta ovviamente di farneticazioni, che però confermano quanto si diceva all’inizio: la lobby abortista americana è in difficoltà.

Il che è una buona notizia sia per la battaglia a difesa della vita nascente, sia per il potere economico del movimento pro choice. Anche se molti lo ignorano, infatti, la lobby più potente, negli Usa, è quella abortista. Più di quella delle armi. Lo dicono i numeri, Si calcolava infatti che, nell’ottobre 2017, Nra avesse donato ai politici americani 3,5 milioni di dollari. Non pochi, è vero: peccato che fossero briciole vicino alle donazioni che, solo durante le elezioni del 2016, aveva versato Planned Parenthood – sigla sotto la quale, come noto, stanno le organizzazioni nazionali responsabili di numerose strutture e impegnate nella soppressione prenatale, fatta furbescamente ed eufemisticamente passare per «salute riproduttiva» -, per un totale stimato di 38 milioni di dollari.

Ora però la musica pare cambiata, con la lobby abortista che arriva, pur di racimolare quattrini, a ricorrere al crowdfunding; il che, per quanto possa fare e stia facendo una realtà come GoFundMe, costituisce comunque una buona notizia. Significa infatti che il cambio di vento, almeno negli Usa, c’è stato veramente e, per la prima volta dopo tanti anni, il movimento abortista si trova sulla difensiva. Certo, l’appoggio di ambienti potentissimi – dall’Oms fino alle star di Hollywood – garantisce ancora una certa serenità a realtà come Planned Parenthood, National Network of Abortion Funds e American Civil Liberties Union (Aclu); ma comunque il fatto che, per sostenerle, si sia dovuto attivare anche GoFundMe è indicativo. E, a suo modo, rassicurante.

Giuliano Guzzo

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