09/12/2019

Nuova campagna per la droga libera in Norvegia

In Norvegia, paese all’avanguardia per i «diritti civili», ha in realtà numerosi problemi. Tanto per cominciare il tasso di suicidi che, da circa 20 anni, oscilla tra i 10 e i 15 annui ogni 100.000 abitanti (mentre l’Italia è ferma a 6), e poi il consumo di droga. Come infatti ricordava il giornalista del Foglio Giulio Meotti, il Paese nordico detiene un brutto record di cui non si parla mai: « è “la capitale mondiale dell’eroina”: le acque delle fogne di Oslo contengono più anfetamine di qualsiasi altro paese europeo e ha il più alto numero di morti per overdose del resto del continente» (20.3.2017).

Ora, per un paese in questa situazione l’ultima cosa da fare sarebbe promuovere l’utilizzo delle droghe. E infatti, paradossalmente, è proprio quello che una nuova campagna shock sta facendo, diffondendo cartelli e video con scritte del tipo: «Sophie non è morto quando ha provato l’Lsd. Lei haveva una sostanza testata e sapeva cosa conteneva». Un vero e proprio inno a drogarsi.

Non per nulla la senatrice radicale Antonella Soldo ha colto la palla al balzo per rilanciare la notizia di questa campagna surreale sul proprio profilo facebook. Questo il suo post: «Mentre in Italia si continua a mandare le forze dell'ordine a perquisire gli studenti nelle scuole in cerca di qualche spinello...In Norvegia parte questa potentissima campagna per un uso consapevole di tutte le sostanze stupefacenti. Commenti?».

Beh, sì, qualche commento è doveroso. Tanto per cominciare spiegando che quella delle legalizzazioni delle cosiddette “droghe pesanti” - espressione ambigua dato che tutte le droghe sono tali -, non è affatto una novità nell’agenda radicale. Per decenni, infatti, gli antiproibizionisti pannelliani ci hanno fatto credere che il loro obbiettivo fosse anzitutto quello di legalizzare le cosiddette “droghe leggere”. Balle. 

Era l’agosto del 1984 quando lo storico leader radicale, Marco Pannella, ospite a San Patrignano, già auspicava che la droga «si potesse trovare al self-service» perché così «la cocaina sarebbe doc, l' eroina anche» (la Repubblica, 28.8.1984).  Per la cronaca, in quell’occasione con poche semplici domande i ragazzi di Muccioli fecero a pezzi la retorica pannelliana («Ci fosse stata la liberalizzazione, chi si sarebbe fatto carico di me? Chi mi avrebbe potuto costringere alla disintossicazione?»/«Come potrei impedire a mio figlio di drogarsi, se lo Stato gliene desse licenza?»).

Tutto questo per dire che la promozione odierna del consumo «consapevole» di droghe pesanti non è una novità per i radicali, che a quello hanno sempre mirato facendo della cannabis solo un grimaldello. Commento numero due. Il problema della droga non è il suo consumo «consapevole» o inconsapevole: il problema è – e resta - la droga. Punto. Tutte le campagne, gli slogan e i tentativi che tentano di distogliere l’attenzione da questo dato di realtà sono puro inganno. Ed è bene tenerlo a mente.

Terza e ultima considerazione: la legalizzazione delle sostanze stupefacenti è sempre e comunque un fallimento. Anche quando di mezzo ci sono “droghe leggere”. Lo ha confermato nei giorni scorsi anche una fonte insospettabile come il Corriere della Sera, osservando che  «tanto in Canada quanto negli Usa la marijuana illegale continua a prevalere su quella che transita per i canali regolari. In sostanza il racket della droga si è dimostrato abile e reattivo nell’abbassare i costi del suo prodotto importato illegalmente» (23.11.2019)

Guai, insomma, a farsi sedurre da pericolose campagne di disinformazione sulla droga e sul suo consumo «consapevole». La droga, in tutte le sue forme, rimane un male mortale,  di cui non beneficia nessuno salvo il crimine organizzato. Chiunque dica il contrario mente o è ignorante: in ogni caso, meglio non prestargli ascolto.

 

di Giuliano Guzzo

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