«I bimbi sono tranquilli, capiscono l’italiano. Faremo lezione quattro volte a settimana». Sono parole rassicuranti, quelle di Lidia Camilla Vallarolo, 66 anni, la maestra che seguirà i tre figli di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, tutti ormai - lo sappiamo - divenuti famosi come la “Famiglia nel bosco”. Quella di avere una docente che li seguirà è solo l’ultima novità di una vicenda che va ormai avanti da settimane e che è diventata anche di dominio internazionale se pensiamo che anche media come la Cnn, il Daily Mail, il Telegraph e la Reuters ne hanno dato notizia. Da quando, infatti, il Tribunale dell’Aquila - a novembre 2025 - ha disposto l’allontanamento dei figli dei coniugi Trevallion per affidarli a una struttura dei servizi sociali, sono stati tanti - e quasi sempre negativi - gli aggiornamenti arrivati sulla loro sorte.
La decisione del Tribunale, lo ricordiamo qui in estrema sintesi, fu infatti assunta nel presunto «interesse» dei tre minori che, secondo i giudici, sarebbe stato minacciato dai seguenti fattori: presunte carenze educative e analfabetismo; pericolo per la salute (riferito a un precedente di intossicazione da funghi velenosi); condizioni igienico-sanitarie precarie del casolare della famiglia; l’isolamento sociale della stessa e una asserita «rigidità ideologica» genitoriale. Sulla base di queste motivazioni, il 20 novembre scorso, i tre bambini sono stati portati in una struttura protetta a Vasto, presso la quale la madre può restare con loro qualche ora al giorno, ma la responsabilità genitoriale è di fatto da allora sospesa. A dicembre 2025, anche a seguito del clamore mediatico, il caso della Famiglia nel bosco è diventato oggetto del dibattito politico, che si è ulteriormente inasprito quando, il 19 dicembre, la Corte d'Appello dell'Aquila ha respinto il ricorso dei genitori, stabilendo che i bambini debbano rimanere in comunità e di fatto costringendoli a un Natale lontani dalla loro casa e dall’unità familiare.
Le polemiche e la perizia sui genitori
Così, se da una parte la vicenda ha dato avvio a una gara di solidarietà (pensiamo infatti alle quasi 60.000 firme raccolte dalla petizione di Pro Vita & Famiglia o al caso di un ristoratore che aveva in un primo momento messo a disposizione un suo immobile alla famiglia, per accogliere temporaneamente i suoi figli in un ambiente ritenuto «più idoneo»), dall’altra non sono mancate le polemiche, in particolare proprio sul mancato Natale passato insieme dalla famiglia, ma anche sul fatto che il Tribunale ha disposto una perizia psichiatrica sui genitori.
Proprio l’anno nuovo, infatti, si è aperto con la notizia di questa perizia, ma anche con la disponibilità degli stessi genitori a collaborare con gli assistenti sociali, specie sui temi di vaccini e scolarizzazione. Scolarizzazione, tornando alle parole in apertura della maestra Vallarolo, che starebbe procedendo bene. Tuttavia, rimane aperto il nodo della già citata perizia, il cui avvio è previsto per il 23 gennaio*, ma che si teme possa essere usata come una sorta di grimaldello per scardinare ancora di più la serenità della famiglia e legittimare il prosieguo di questo allontanamento che va avanti da oltre cinquanta giorni. Proprio la mamma, Catherine Birmingham, durante i primi giorni dell’anno aveva descritto come «molto nervosi» i bambini e desiderosi di tornare a casa.
AGGIORNAMENTO DEL 22 GENNAIO 2026: Come riporta Adnkronos, l'avvio della perizia è slittato di almeno una settimana, a causa dell’assenza dell’interprete di lingua inglese incaricato dai giudici, che non sarebbe disponibile prima del prossimo lunedì. I legali della coppia, infatti, hanno comprensibilmente rifiutato di procedere senza traduttore, ritenendo imprescindibile la piena comprensione linguistica degli atti del perito.
AGGIORNAMENTI AL 29 GENNAIO 2026: Gli avvocati della famiglia hanno presentato un esposto chiedendo la revoca dell'assistente sociale nominata dal Tribunale, denunciando «ostilità», «conduzione non imparziale del caso» e «gravi mancanze». In un documento di otto pagine, i legali parlano infatti di un «conflitto personale» e di una gestione «ostile e manchevole» da parte dell'assistente sociale nei confronti della famiglia. Nell'istanza, gli avvocati tentano inoltre di smontare pezzo per pezzo le ricostruzioni dell'assistente sociale sin dalla sua nomina sottolineando anche la chiusura da parte della professionista ad alcune richieste che sarebbero arrivate dagli stessi bambini come la richiesta di telefonate con nonni e parenti ma anche a quella di incontrare alcuni amichetti. Gli avvocati contestano anche la ricostruzione dell'intossicazione da funghi che, secondo loro, sarebbe stata fatta passare come un avvelenamento. In più all'assistente sociale viene contestata anche una presunta violazione del Codice deontologico professionale poiché l'operatrice si sarebbe eretta a «censore», giudicando «sbagliato» un metodo educativo diverso dal proprio e avrebbe anche violato il principio di riservatezza, rilasciando dichiarazioni alla stampa. Oltre a questo, giova citare che nella mattina di mercoledì 28 gennaio, l'Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, ha presentato a Roma un documento dal titolo "Prelevamento dei minori, facciamo il punto”, redatto anche e soprattutto alla luce della vicenda della “Famiglia nel Bosco”, che ha sollevato inquietanti interrogativi sul sistema degli allontanamenti di minori dal contesto familiare. Un documento positivo e doveroso perché mette in luce e ribadisce un principio fondamentale ma troppo spesso disatteso: l’allontanamento di un minore dalla propria famiglia deve essere una misura eccezionale, da adottare esclusivamente in presenza di un pericolo grave e accertato per il bambino. La Garante ha inoltre sottolineato la necessità di privilegiare l’affido familiare o parentale rispetto a un collocamento in strutture esterne, che dovrebbe anch’esso essere una extrema ratio e non la prassi e ha denunciato l'esistenza di pratiche distorte che vedono il prelevamento dei minori utilizzato in contesti di conflittualità familiare, in aperto contrasto con il diritto del bambino a crescere nella propria famiglia.
Dalla parte della famiglia
Intanto sembrano crescere le voci a favore della famiglia e, quindi, dalla parte dei coniugi Trevallion. Negli ultimi giorni, infatti, si è fatta sentire la voce di Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, che in più dichiarazioni ha anzitutto ricordato che «il trauma della separazione dalla famiglia, potenzialmente iatrogeno, è un atto giustificabile solo in via eccezionale, ovvero quando i rischi della permanenza in famiglia superino in modo indiscutibile quelli connessi al trauma da separazione, indiscutibilità che in questo come in molti altri casi resta tutta da valutare». Non solo. Terragni ha anche annunciato l’imminente presentazione di un vademecum allo scopo di fare chiarezza sul tema dell’allontanamento dei minori dalle loro famiglie, nonché l’avvio, a breve, di corsi di formazione destinati alle forze dell’ordine, agli avvocati, ai tutori, ai curatori speciali dei minori e agli operatori coinvolti a ogni livello in questi procedimenti. «Ci siamo resi conto che c’è tanta confusione sugli allontanamenti minorili», ha dichiarato sempre l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, intervistata dal quotidiano Libero lo scorso 12 gennaio. Il giorno dopo, sulle colonne de Il Giornale, è intervenuta anche il ministro della Famiglia, Eugenia Roccella, scrivendo che «più di 20 allontanamenti al giorno» evidenziano come spesso la scelta della separazione dei figli dalle famiglie è «la scelta più facile», e che quindi qualcosa bisogna fare. A fare loro eco anche la scrittrice Susanna Tamaro che, sulle pagine del Corriere della Sera, ha invitato le istituzioni a riportare la Famiglia nel bosco a casa, soprattutto perché «quei bambini hanno sicuramente più libertà e creatività di tanti loro coetanei». E ha aggiunto, senza mezzi termini: «come si fa a mettere dei bambini sereni, amati e curati in una condizione del genere, sequestrandoli ai genitori? E come mai una tale celerità ed efficienza non è mai applicata a molti casi di bambini, di cui sono purtroppo a conoscenza, che vivono da anni in situazioni veramente deleterie per il loro equilibrio?».
Si attendono, dunque, i prossimi sviluppi di questa assurda vicenda che ha già ampiamente leso e calpestato la serenità dei bambini e la libertà educativa di questi genitori, ma soprattutto si continuerà a ribadire - come Pro Vita & Famiglia fa fin dall’inizio - che la “Famiglia nel bosco” deve essere subito riunita, senza altre assurde deroghe né perdite di tempo. In gioco c’è, appunto, la libertà educativa delle famiglie – di ogni famiglia – che è un diritto non derogabile, soprattutto in uno Stato di diritto.