13/08/2019

Navi ONG: mezzi di salvataggio o cliniche di morte?

Le navi delle ONG sono protagoniste del dibattito politico, economico e sociale sul tema dei migranti.

Ma ci chiediamo: salvano vite?

Sicuramente, è innegabile, provano a “;salvare” persone che affrontano un viaggio disperato dopo aver comprato l’illusione di una vita migliore, illusione venduta a caro prezzo dai trafficanti di esseri umani. Come torno a ribadire, il mio pensiero è che queste navi di ONG che solcano il Mediterraneo, garantendo la propria presenza in attesa di naufraghi, incentivano la #Tratta di esseri umani e quindi, anche se inconsapevolmente, sono partecipi di questo terribile e bieco mercato.

Ma ripeto, salvano vite?

Non sempre, a volte queste navi possono trasformarsi in cliniche di sterminio.

Infatti nelle dichiarazioni di una ostetrica del team medico a bordo dell’Ocean Viking, datate 8 agosto, si legge che alle donne che salgono a bordo viene effettuato il test di gravidanza e, cito letteralmente: «a causa dell’elevato numero di gravidanze indesiderate, MSF (Medici senza Frontiere) ora offre a bordo anche set di ABORTI MEDICI».

A prescindere dal fatto che sia moralmente in accordo con l’aborto o no, trovo veramente inaudito che a queste povere donne, oltre alla tragedia che stanno vivendo di un viaggio senza fine pieno di abusi, violenze fisiche e psicologiche, si proponga affrontare il dramma di un aborto indotto in mare con le sue tragiche ripercussioni psichiche.

Ricordo che esiste una normativa che regolamenta l’aborto e mi chiedo se la presenza di un dottore a bordo, due infermiere e un’ostetrica sia sufficiente e rispetti completamente la legge o se invece sia necessaria un’indagine adeguata.

Sappiamo per certo che molte donne imbarcate sono destinate al mercato della prostituzione e quindi, se viaggiano come “merce umana” l’avere un bambino può essere un problema per i trafficanti perché come potrebbero essere immesse subito sul mercato?
Si profila quindi un altro modo, inconsapevole, in cui le ONG facilitano il lavoro dei trafficanti?

Anche nei momenti di più duro scontro politico-mediatico tra ministri e capitani è sempre stata garantita l’accoglienza di donne e bambini pertanto non capisco, in tutta onestà, la fretta di far abortire qualcuno in mare quando, a terra, riceverebbe tutto l’aiuto necessario e potrebbe anche essere aiutata a portare avanti la gravidanza con la massima  serenità.

Quindi ad oggi avviene questo: lì, a largo dei nostri mari, ci sono imbarcazioni che da una parte dicono di offrire salvezza a chi è sperduto nelle fredde acque del mediterraneo, ma dall’altra sono disposte ad uccidere chi non ha voce, chi quel diritto a vivere non può manifestarlo non potendosi sbracciare dal fondo di un gommone.
Questi bambini non nati non hanno diritto a vivere, non hanno diritto ad una vita migliore anzi, non hanno diritto a nessuna vita.

Emmanuele Di Leo

Presidente Steadfast Onlus
Fonte: Infomigrants.net

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