11/03/2020

Nausica Della Valle: «La campagna di PV&F dà voce a chi non vuole essere più omosessuale»

Tra gli oppositori al Pdl Zan contro l’omofobia, Pro Vita & Famiglia ha raccolto il commento di un’ex lesbica. La giornalista televisiva Nausica Della Valle (da noi già intervistata sul numero di gennaio del nostro mensile) ha ribadito a chiare lettere il suo pensiero: anche chi ha “cambiato vita” ed è felice di questa sua scelta, deve essere libero di esprimere questa sua felicità. A tale scopo mira anche la nuova campagna di Pro Vita & Famiglia, che la Della Valle ha dichiarato di apprezzare molto.

 

La discussione del Pdl Zan fissata per il 30 marzo è slittata ma c’è da immaginare che, quanto prima, sarà riproposto alla Camera. In ogni caso, ritiene ci sia un’emergenza-omofobia nel Paese?

«No, io credo piuttosto che l’emergenza-omofobia la stiano creando le lobby lgbt. A parte loro, non vedo nessuno che gridi all’emergenza. La discussione che invece bisognerebbe aprire è: perché si arriva a diventare omosessuali? Non solo Dio ha creato tutti maschio o femmina ma anche la scienza, come ha riportato tempo fa l’autorevole rivista Science, ha confermato che non esiste nessun gene dell’omosessualità. Persino la psicologia parla di “disturbo omo-affettivo”, legato per lo più al genitore dello stesso sesso, che può avere varie ragioni: perché questo genitore manca, perché è stato troppo severo o anaffettivo, perché i genitori si sono separati, perché i figli hanno subito abusi o stupri. L’elemento che accomuna tutti i casi di omosessualità è la mancanza d’amore. Da parte mia, sto tenendo testimonianze in molte chiese d’Italia e sono contenta che i pastori e i fedeli siano i primi a volerci capire di più sull’omosessualità, per comprendere pienamente i fratelli omosessuali, abbracciarli, amarli. Altra cosa è imporre a tutti i costi l’omosessualità, come si cerca di fare ormai anche a scuola, insegnando ai bambini che è normale avere attrazione per lo stesso sesso, che è normale avere due papà o due mamme. Ci rendiamo conto che questa imposizione è ormai quotidiana?».

Nella sua “vita precedente”, si è mai sentita oggetto di omofobia o, comunque, in qualche modo emarginata per la sua omosessualità?

«Sinceramente no. A quel tempo, non ho mai avuto problemi a dichiararmi apertamente omosessuale ma oggi devo dire che l’outing è diventato ormai una moda. È stato quando ho iniziato a raccontare la mia conversione che, al contrario, ho iniziato ad avvertire una certa “eterofobia”. Da parte delle lobby lgbt è un gonfiare continuo, l’omosessualità viene pubblicizzata fino all’inverosimile. Pare quasi che, se sei omosessuale, sei legittimato a festeggiare, mentre se sei eterosessuale quasi ti devi scusare. Loro pensano che, se esci da quella condizione, diventi un loro nemico ma non è così. Personalmente posso dire che non sono mai stata felice come adesso e che l’amore di Dio che ho ricevuto, mi ha permesso di sanare le ferite che avevo nell’anima e anche di riconciliarmi con i miei genitori, in particolare con mia madre, con cui avevo un rapporto difficile. Quello che non riuscivo a trovare in lei, lo cercavo nelle donne. Oggi, sempre più ragazzi omosessuali vengono a raccontarmi di quanto stanno lottando per uscire dalla loro condizione, nel momento in cui iniziano ad aprire la loro mente e a capire che nella loro vita, per un motivo o per un altro, è mancata la figura paterna».

In opposizione al Pdl Zan, Pro Vita & Famiglia ha lanciato una nuova campagna: cosa ne pensa?

«State facendo un ottimo lavoro. Sono assolutamente d’accordo con l’hashtag #restiamoliberi. Così come “loro” sono liberi di manifestare la propria omosessualità, anche noi vogliamo essere liberi di poter dire la nostra. Io, in particolare, voglio sentirmi libera di dire che oggi il mio cuore è pieno d’amore e che tanti altri, come me, sono usciti dalla condizione omosessuale grazie all’amore di Gesù. Fino a 44 anni ero stata omosessuale ed ero convinta di essere nata così. Molti omosessuali dicono di sentirsi appagati e di non soffrire la loro condizione ed effettivamente era così anche per me. Pensavo: “ho una fidanzata, un lavoro, sto bene… cosa mi manca?”. In realtà solo adesso che ho Dio sto veramente bene con me stessa. Voglio essere ancora libera di manifestare questa mia gioia. Invece, secondo i sostenitori di questo ddl, che pure si professano per la libertà di pensiero, se sei d’accordo con loro, va bene, ma se dissenti sei un omofobo…».

 

di Luca Marcolivio

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