24/03/2022 di Fabrizio Cannone

Mentre si sensibilizza sulle droghe c’è chi ne promuove la legalizzazione con una Fiera

Da molti anni ormai, le scuole italiane (in particolare medie e superiori) invitano, responsabilmente, i loro studenti a partecipare a convegni, conferenze e anche webinar per metterli in guardia dal pericolo sempre in agguato delle droghe, pesanti o leggere che siano.

E queste campagne sono ormai irrinunciabili anche perché tra le negatività che il periodo pandemico ha portato in Italia e in Europa, c’è stato anche l’aumento significativo dell’uso di droghe (oltre ad alcool, tabacco e autolesionismo). Ed un parallelo abbassamento dell’età della prima trasgressione. Questo vale specialmente per le droghe cosiddette leggere, ma a volte anche per quelle sintetiche e più dannose per l’organismo.

Così mentre il giovane e l’adolescente vengono ben informati sui rischi che ogni droga contiene – a prescindere dalla dipendenza che potrebbe causare – ecco che contemporaneamente si incoraggia senza alcun pudore l’uso della cannabis e lo si fa addirittura attraverso manifestazioni fieristiche, solo apparentemente innocue e giocose, che usano la strada dell’ammiccamento e del sorriso: Canapa Mundi!

“È tutto pronto per la settima edizione di Canapa Mundi che si svolgerà dall’ 1 al 3 Aprile 2022 alla Fiera di Roma”. Anzi quella italiana, che si svolgerà “presso il grande polo espositivo dell’architetto Tommaso Valle”, sarebbe, secondo i promotori, “la fiera internazionale di settore più fortunata d’Europa”. Un bel primato certo per la nostra patria.

Ma qual è il senso di una operazione commerciale e pubblicitaria di questo genere che, sempre secondo chi la organizza, avrebbe avuto nelle edizioni passate non meno di 30.000 visitatori?

Anzitutto il guadagno. La fiera della cannabis sarebbe un momento fondamentale per “sostenere le aziende che lavorano nel settore della canapa”. Poi, attraverso una serie di conferenze e workshop, è palese la volontà di popolarizzare e legittimare il fenomeno. Tra varie conferenze sulla coltivazione e l’uso della cannabis, spiccano delle relazioni dai titoli piuttosto chiari. Come la “Presentazione del libro bianco sulle droghe con focus sulle sanzioni amministrative” (a cura di Leonardo Fiorentini). Ovviamente le sanzioni andrebbero rimosse. Oppure quella su “I costi del proibizionismo e i modelli internazionali di regolamentazione legale della cannabis” (Elia de Caro) e successivamente l'incontro con "Commento alla sentenza della Corte Costituzionale di rigetto del referendum". La domenica, poi, l’ultimo workshop della fiera si intitola, bellamente, “Coltivazione per tutti”. No comment, è proprio il caso di dirlo.

I numeri presentati sono altrettanto eloquenti. “Dal primo anno – scrivono gli organizzatori - abbiamo quintuplicato lo spazio a disposizione degli espositori; quintuplicato il numero dei visitatori e decuplicato gli eventi culturali. La sola area bimbi è arrivata a ospitare 400 bambini dai 20 iniziali e le navette gratuite a servizio del pubblico hanno accompagnato più di 4000 visitatori durante l’ultima edizione, contro i 900 del primo anno”. “Area bimbi” per una fiera in cui gli espositori spiegano come coltivare, diffondere e utilizzare la cannabis?

Il contesto politico poi è quello in cui il parlamento italiano, spesso ignaro dei veri problemi dei cittadini (disoccupazione, aumento dei prezzi, caro bollette), si dedica con solerzia degna di miglior causa alla depenalizzazione delle droghe. Proprio oggi, infatti, arriva in Commissione Giustizia della Camera la discussione per le modifiche al testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e anche in materia di coltivazione, cessione e consumo della cannabis e dei suoi derivati. Una proposta avanzata con la solita scusa di combattere le mafie, il moralismo e l’illegalità.

Ragion per cui dei gruppi di cittadini indignati hanno dato vita al Comitato per il No alla droga legale (nodrogalegale.it). Resta però la tristezza nel notare come gli studi scientifici sugli effetti negativi di qualunque droga vengano silenziati e ignorati, il tutto in nome di un’ideologia libertaria che decenni si rivela un flagello sociale di proporzioni non più tollerabili.

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