10/06/2016

Matrimonio gay: il Messico si ribella al presidente anti-famiglia

Il “matrimonio gay” elettoralmente non paga. Almeno in Messico.

Lo scorso fine settimana, infatti, i cittadini di 12 Stati messicani sono stati chiamati alle urne per eleggere i loro governatori. E i risultati non sono stati affatto buoni per il Partido Revolucionario Institucional (PRI), guidato dal presidente Enrique Peña Nieto.

A quanto pare in molti hanno voluto punire chi, in occasione della Giornata mondiale contro l’omofobia, ha annunciato di voler imporre al Messico lo pseudo-matrimonio gay con annesse adozioni per coppie dello stesso sesso.

Del resto abbiamo visto come le dichiarazioni del presidente abbiano già scatenato un’impressionante rivolta popolare. Oltre mille associazioni pro-vita e pro-famiglia si sono unite nel Frente Nacional por la Familia (FNF) per impedire che vengano cambiati Costituzione e Codice Civile in senso omosessualista. Il FNF piuttosto chiede di specificare chiaramente che il matrimonio è solo quello tra uomo e donna: in tal senso sono state raccolte, ben prima delle dichiarazioni di Peña Nieto, oltre 240mila firme.

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Una delle manifestazioni a difesa della famiglia naturale in Messico

Non solo. Alcuni giorni prima delle elezioni migliaia di persone hanno manifestato in tutto il Messico a difesa della famiglia naturale. Gli slogan più gridati sono stati: “Se è mio figlio, lo educo io” e “Io difendo la versione originale“. Ovviamente si è chiesto di non votare per quei candidati che stanno lavorando alla distruzione dell’istituto familiare.

E questo è solo l’inizio della battaglia che il FNF ha intenzione di condurre, almeno fino alle elezioni presidenziali del 2018. Quando in gioco c’è la famiglia, il diritto dei bambini ad avere un padre ed una madre e la libertà di educazione dei propri figli, il popolo messicano si alza in piedi e lotta.

Se Peña Nieto, come sembra, non solo non intende ascoltare la voce della maggioranza dei cittadini ed il responso delle urne, ma addirittura annuncia di voler imporre l’ideologia gender nei programmi scolastici al fine di superare “discriminazioni” ancora esistenti in Messico, preparerà la sua fine politica. A quanto pare è talmente accecato o talmente compromesso con la lobby LGBT da non rendersi conto che continuando su questa linea perderà ogni consenso e se la dovrà vedere con i messicani indignati.

D’altra parte, è pur vero che il totalitarismo arcobaleno, ben sapendo di non poter contare sull’appoggio popolare nonostante la propaganda martellante ed il continuo lavaggio del cervello, sospende o trucca la democrazia e impone con la forza i propri dogmi.

Come dimostra la resistenza del Messico, in tutto il mondo vi è un unico grande fronte a difesa della ragione e del buon senso: il che fa ben sperare e sprona tutti gli uomini di buona volontà a non arrendersi mai di fronte ai tiranni. 

Federico Catani


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