Luca Volontè ha pubblicato sulla Nuova Bussola Quotidiana un interessante e tragico articolo che riporta i dati statistici di Eurofund secondo cui il suicidio è la prima causa di morte fra i giovani europei (più degli incidenti stradali). Sono inoltre in aumento i suicidi anche tra le donne sotto i 20 anni e tra gli uomini sopra gli 85.
Invece, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, a livello globale, un ragazzo su sette tra i 10 e i 19 anni soffre di un disturbo mentale e il suicidio è la terza causa di morte tra i 15 e i 29 anni.
La carenza di salute mentale che è alla base degli istinti suicidari è collegata ai redditi più bassi, a un'istruzione inferiore, alla presenza di un solo genitore in famiglia e ai casi di ingiuste discriminazioni (i più a rischio sono i disabili). Da segnalare anche l'uso eccessivo di tecnologia come fattore determinante problemi mentali, soprattutto tra bambini di età compresa tra 11 e 15 anni. Questi dati probabilmente rimbalzeranno sui media in questi giorni, visto che proprio oggi, 10 settembre, è la giornata mondiale per la prevenzione del suicidio.
Ma credo che dovremmo chiederci, anche quest'anno, che senso ha promuovere la prevenzione del suicidio e nel contempo chiedere la depenalizzazione o la legalizzazione del suicidio assistito, come vorrebbero fare molti in Parlamento?
Cappato e i suoi seguaci mostrino un po' di coerenza. Abbiano il coraggio di dire apertamente che si abolisca la giornata mondiale. Smettano gli psichiatri di specializzarsi in suicidologia e si lascino in pace quelli che - giovani o vecchi - decidono di farla finita. O forse per i paladini dell'autodeterminazione è necessario che sia una Asl a "suicidare" coloro che lo desiderano? I paladini dell'autodeterminazione sono contrari al suicidio autogestito?