10/10/2025 di Francesca Romana Poleggi

L’OMS spinge per l’aborto senza limiti, anche per minorenni

A fine agosto l’Oms ha pubblicato le nuove linee guida intitolate "Guida all'assistenza all'aborto, seconda edizione", che non solo abbassano gli standard dell'assistenza sanitaria per le donne, ma colpiscono anche il fondamento stesso del diritto internazionale, vale a dire il rispetto del principio di non ingerenza nella sovranità degli Stati e calpestano il primo dei diritti umani fondamentali, il diritto alla vita.

Aborto senza limiti

Secondo l’OMS gli stati membri devono inserire l'aborto nell’assistenza sanitaria primaria. Aborto "su richiesta", senza alcuna speciica motivazione (in Italia già è così, grazie alla legge 194/78). Deve essere eliminato il periodo di riflessione eventualmente previsto dalle leggi statali tra il rilascio del certificato e l’intervento: bisogna abortire subito, senza pensarci troppo (in Italia il periodo di 7 giorni previsto dalla legge può essere facilmente superato qualora il  medico attesti l’urgenza)   Devono essere implementate procedure in telemedicina per l'auto-somministrazione della RU486: ciò vuol dire che non solo si promuove la privatizzazione dell’aborto, ma si elimina del tutto una visita medica de visu, un’ecografia, quelle precauzioni, cioè, che servono solo e solamente per salvaguardare il più possibile la salute della madre, visto che l’aborto con pillole è decisamente più pericoloso dell’aborto chirurgico. Già, in Italia, alcune Regioni (Lazio, Toscana ed Emilia Romagna) consentono alle donne di prendere la prima pillola (mifepristone) in ospedale o in ambulatorio e la seconda (prostaglandina) "comodamente" a casa, tra crampi fortissimi, abbondante emorragia, nausea, mal di testa, rischio di infezioni e dissanguamento e con la concreta possibilità (che si verifica circa nel 50% dei casi) di riconoscere l’embrione espulso nel water o sull’assorbente. E rendersi conto che sì, pur essendo minuscolo, era un bambino.  Secondo gli abortisti e secondo l’Oms tutto questo va più che bene. Anzi, si svolga tutto a casa, e anche la prima pillola si riceva per posta. Non basta. L’Oms promuove la "condivisione dei compiti" che consentirebbe a infermieri e ostetrici e altri operatori sanitari di eseguire gli aborti. Eventualmente sarà un problema per la salute e la vita della donna, ma evidentemente non importa.

Minori possono abortire senza avvertire i genitori

Le nuove linee guida stabiliscono inoltre che le minorenni devono avere accesso all'aborto senza il consenso dei genitori e le donne adulte senza dover informare il padre del bambino dell'aborto pianificato: qui la nostra l.194 è già “al passo con i tempi”. Il padre del bambino è totalmente cancellato (e molti uomini sono ben contenti di sentirsi deresponsabilizzati: fanno il loro comodo e poi, se c’è qualche conseguenza indesiderata, sono affari della donna). Quanto alle minorenni il disposto della legge è facilmente aggirato: senza il consenso dei genitori interviene il permesso del giudice tutelare che è concesso di default, di solito, senza neanche guardare in faccia la ragazzina che chiede di abortire. Va notato anche che le linee guida “raccomandano che l'aborto sia disponibile su richiesta della donna, della ragazza o di altre persone incinte, senza l'autorizzazione di alcun altro individuo, ente o istituzione”. Chi altro può rimanere incinta se non una donna? ... Ma chissà, forse è proprio vero che l'ONU (e quindi anche la sua agenzia) non sa che cosa sia una donna...  Le linee guida dell’Oms di premurano di specificare che tutto questo è funzionale a una "assistenza all'aborto di qualità".

Aborto senza medico

Le nuove linee guida  inoltre promuovono un "modello di condivisione dei compiti" che consente l'esecuzione di aborti da parte di infermieri, ostetriche e altri operatori sanitari diversi dai medici. Questa soluzione mira a migliorare l'accesso ai "servizi", secondo l'OMS, ma è evidente a qualsiasi persona di buon senso che ciò implica un abbassamento degli standard dell'assistenza medica e quindi aumenta i rischi per la salute della donna.

I rischi dell'aborto “casalingo”  

"L'aborto è un intervento sanitario sicuro e non complesso che può essere gestito efficacemente con farmaci o interventi chirurgici in diversi contesti. Le complicazioni sono rare sia con l'aborto farmacologico che chirurgico, quando gli aborti sono sicuri, ovvero quando vengono eseguiti utilizzando un metodo raccomandato dall'OMS, appropriato all'età gestazionale e da una persona con le competenze necessarie": insomma, poiché qualcosa è semplice e sicuro, non c'è motivo di limitarne l'accesso. Questo è il paradosso più grande. Per decenni si è predicato che l’aborto in casa, l’aborto clandestino, era pericoloso e uccideva “milioni di donne”. Oggi non è più vero? È diventato una procedura che si può autogestire? Il problema, tuttavia, è che la realtà medica è ben diversa. Ogni aborto ha conseguenze sulla salute fisica e psicologica della madre, a breve e a lungo termine. Questo è ampiamente documentato da studi scientifici seri e peer-rewied (revisionati) che però vengono sistematicamente ignorati. Chi volesse approfondire legga il nostro “Aborto dalla parte delle donne” e la sua corposa bibliografia.

Obiezione di coscienza limitata

L'OMS chiede infine la completa depenalizzazione dell'aborto e la limitazione del diritto degli operatori sanitari all'obiezione di coscienza (che in Italia, come dimostrato dalle Relazioni ministeriali annuali al Parlamento, non impedisce affatto alle donne di abortire vicino casa e in tempi brevi - purtroppo). Le raccomandazioni dell'OMS suscitano ancora una volta seria preoccupazione sul fatto che considerazioni ideologiche abbiano prevalso su quelle sanitarie (il che spiega anche perché gli USA abbiano avviato la procedura per uscire da questa agenzia delle Nazioni Unite).

 

 

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