09/10/2021 di Luca Volontè

Lo sport britannico ammette: «Trans nelle gare femminili discriminano le donne». E arriva una soluzione inedita...

L'inclusione dei transgender nello sport potrebbe essere migliorata aggiungendo categorie "aperte" e "universali" a quelle maschili e femminili.

E’ la proposta di una nuova guida dell’ente inglese Sports Councils Equality Group (SCEG). La guida riguarda lo sport comunitario e dilettantistico fino al livello nazionale, non le competizioni  internazionale, professioniste o d'élite. Nel documento si dice che gli organi di governo di ogni sport dovrebbero elaborare le loro priorità e scegliere se concentrarsi sull'inclusione o sulla "correttezza competitiva" e sulla sicurezza. Così, per esempio, gli sport di contatto, collisione e combattimento che scelgono di dare priorità alla sicurezza - o gli sport basati su forza, resistenza o contatto fisico che scelgono di dare priorità alla "correttezza competitiva" - potrebbero creare ulteriori categorie di "ammissione universale" per gli atleti transgender. La nuova guida è stata sviluppata da Sport England, Sport Scotland, Sport Northern Ireland, Sport Wales e UK Sport, tutti organismi del Regno Unito che sovrintendono alle attività sportive, il tutto dopo una consultazione di 18 mesi e una revisione delle “best practices” esistenti.

In realtà alla base della proposta c’è un’ammissione di colpe e, soprattutto, l’ammissione – neanche troppo velata – che aprire gli sport ai transgender senza una regolamentazione andrebbe a discriminare gli atleti, soprattutto le donne. La guida, infatti, conclude affermando che "è improbabile che la soppressione del testosterone garantisca l'equità tra le donne transgender e le femmine di nascita negli sport di genere" e ci sono "differenze evidenti in forza, resistenza e fisico tra la donna media rispetto alla donna media transgender o persona non binaria registrata maschio alla nascita".

Il documento, inoltre, afferma che “per sopravvivere e prosperare in futuro, lo sport deve adattarsi a riflettere la società moderna, e che spesso, è troppo lento a farlo", non con l’inclusione degli atleti maschi transgender nelle categorie e competizioni femminili, piuttosto attraverso la creazione di nuove categorie dedicate agli atleti transgender. Il SCEG inglese ha rilevato che “ultime ricerche hanno chiarito che ci sono differenze ormonali in forza, resistenza e fisico tra la donna media rispetto alla donna media transgender o persona non binaria registrato maschio alla nascita, con o senza soppressione del testosterone". Dunque che gli atleti maschi partecipino alle competizioni femminili non è accettabile.

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