19/08/2017

L’Islanda ha “eliminato la sindrome di Down”?

La CBS ha recentemente dedicato un documentario all’Islanda, il Paese che ha “eliminato la sindrome di Down”. In un Tweet della CBS si pubblicizzava il programma: in Islanda, dove da circa 17 anni è stato introdotto lo screening prenatale, si è giunti “all’eliminazione della sindrome di Down”. ... con l’aborto.

Come al solito, però, le parole, usate in un certo modo sono ingannatrici e bugiarde: non è vero che gli islandesi hanno “eliminato la sindrome di Down”. La verità è che tutti i bambini con la sindrome di Down vengono ammazzati prima di nascere. Sono vittime dell’aborto “terapeutico” che “cura” la sindrome di Down a modo suo, cioè uccidendo chi possiede quel cromosoma in più.

Anche un’attrice di Hollywood, abbastanza nota pure qui da noi, Patricia Heaton,  ha risposto al tweet “neolinguesco”della CBS: «L’Islanda non sta effettivamente eliminando la sindrome di Down. Stanno solo uccidendo tutti quelli che la hanno. Grande differenza.»

Da allora è stata sommersa da foto di bambini con la sindrome di Down, che le hanno mandato i genitori grati per la sua presa di posizione.

La triste notizia della pratica eugenetica islandese, ai nostri Lettori, è nota da tempo: sebbene lo screening genetico non sia obbligatorio, il governo afferma che tutte le madri in attesa  devono essere informate sulla disponibilità del test come cosa normale da fare.

Sicché, secondo i dati elaborati dall’Università di Landspitali a Reykjavik, circa l’85% delle donne in gravidanza fa il test e coloro che ricevono una diagnosi positiva per la sindrome di Down abortiscono quasi al 100%.

Ancora qualche bambino con sindrome di Down nasce,  in Islanda: di solito per colpa del test che dava un rischio molto basso, ha dichiarato Hulda Hjartardottir, responsabile dell’Unità di diagnosi prenatale dell’ospedale universitario di Landspitali. Nel 2009, ne sono nati tre. Due, negli ultimi anni.

E’ che loro “non vedono l’aborto come un omicidio”, in Islanda: dice alla SPUC una consulente ospedaliera che “assiste” le donne che scoprono di essere incinte di un bambino con sindrome di Down: «E’ solo “finire una cosa”, la fine di  una “vita possibile” che potrebbe rivelarsi una vita complicata. E’ un modo per impedire la sofferenza del bambino e della famiglia. E penso che sia più giusto così che vederlo come un omicidio. Non tutto è nero e bianco. La vita non è bianco e nero. La vita è grigia».

Da tutto questo, possiamo trarre due insegnamenti:

  1. Attenti alle parole. Le parole plasmano le menti. A forza di dire che in Islanda “hanno eliminato la sindrome di Down” dimentichiamo il piccolo particolare che uccidono i bambini.
  2. Il fatto che loro “non vedono l’aborto come un omicidio” non cambia la realtà della cosa: l’aborto è un omicidio. Come una mela è una mela e un tavolo un tavolo. Siamo stufi delle ideologie che offuscano la mente e il cuore: la vita non sarà “bianca o nera”, ma i bambini Down, in Islanda, non avranno la possibilità di sperimentarlo, perché gli si nega il diritto di vivere.

Redazione

Fonte: LifeNews


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