La puntata di ”Fuori dal Coro”, andata in onda lo scorso 28 settembre, ha diffuso una storia di ordinaria (ma sarebbe meglio dire straordinaria) inefficienza sanitaria. Sì, perché la vicenda in oggetto presenta risvolti oggettivamente scandalosi per qualunque livello di sensibilità umana. Il signor Dino, 77enne pensionato sociale di Oristano, invalido al 100%, è affetto da una grave malattia polmonare, che lo costringe a vivere in sedia a rotelle e attaccato alla macchina dell’ossigeno 24 ore su 24. «Dopo una certa ora non riesco più a far niente, non posso respirare», ha raccontato Dino ai microfoni della trasmissione di Rete 4.
La storia di Dino
Il risvolto sconcertante è che lo sfortunato 77enne ha dovuto aspettare un mese prima di ottenere una visita “urgente” presso l’Asl locale. A ogni chiamata al Cup, si è sempre sentito rispondere: in tutta Oristano e provincia «non c’è posto». Alla domanda se si sentisse arrabbiato per il trattamento ricevuto, Dino ha risposto: «Più che altro stanco. Morire? Non ci voglio pensare però se una mattina non mi sveglio più? Combatto...».
Successivamente il servizio mostra il paziente recarsi di persona all’Asl con la troupe televisiva al seguito. La segretaria della direzione annuncia: «Il direttore non c’è, è a Cagliari». Né più né meno di quanto l’anziano paziente si era sentito rispondere la settimana prima. Il giorno dopo, finalmente, Dino viene ricevuto dal commissario straordinario dell’Asl, il quale si permette persino la battuta dei 77 anni «ben portati». Subito dopo, il dirigente si giustifica per la mancata prestazione sanitaria cavillando su un «codice sbagliato sulla ricetta». La vicenda si conclude positivamente con l’agognata fissazione della visita alla data del 6 ottobre.Una vittoria che forse sembra di Pirro - ci auguriamo di no - per il paziente, costretto poi ad andare via perché «sta finendo pure l’ossigeno».
Ma la Regione ha detto sì al fine vita
Una triste storia quella del signor Dino, che probabilmente rappresenta la punta dell’iceberg di un sistema sanitario regionale che fa acqua da tutte le parti. Va ricordato, infatti, che la Sardegna è una delle regioni con la più bassa quota d’accesso alle cure palliative: per la precisione il 4,3% (fonte: Sicp e Federazione Cure Palliative 2025). Uno schiaffo in faccia a tutti quei malati gravi o terminali che chiedono di essere accompagnati alla morte naturale con dignità. La quasi inesistenza di cure palliative in Sardegna e il trattamento che viene riservato a pazienti gravemente invalidi come il signor Dino sono due facce della stessa medaglia. Tutto ciò nel contesto di una Regione che, appena un paio di settimane fa, ha approvato la legge sul suicidio assistito. Un copione inquietante: mascherare un’involuzione e un imbarbarimento del sistema sanitario per un progresso. Si fa passare quello che è un omicidio bello e buono, sia pur "consenziente", per un’opzione di civiltà e per una scelta di libertà: una sorta di foglia di fico sulla totale inadeguatezza di un sistema sanitario. Il tutto, inoltre, rischia di avere un messaggio altrettanto inquietante tra le righe: le persone come il signor Dino rappresentano solo un costo per la collettività. Ecco perché Pro Vita & Famiglia onlus è sempre in prima linea per dire NO! - anche con una petizione popolare - all’eutanasia e al suicidio medicalmente assistito.