24/10/2021 di Anna Bonetti

L’ipocrisia della Boldrini a sostegno di una fantomatica “salute riproduttiva”

Laura Boldrini ha annunciato, qualche giorno fa, tramite i suoi canali social di trovarsi a Varsavia con l’EPF (rete di parlamentari europei impegnati per la tutela della salute sessuale riproduttiva), poiché secondo lei la libertà delle donne e delle persone LGBT sarebbe sotto attacco in Polonia.

Inoltre la Boldrini ha criticato aspramente il divieto di aborto per le anomalie fetali. Un vero paradosso, soprattutto perché proprio la Boldrini quotidianamente invita la società a sensibilizzare sull’inclusione delle categorie da lei considerate discriminate come gli immigrati, le minoranze religiose, la comunità LGBT e le persone con disabilità.

Per non parlare della sua battaglia, questa più che encomiabile, di equiparare il valore delle medaglie olimpiche e quelle paralimpliche, elogiando più volte Bebe Vio, la famosa atleta paralimplica.

Eppure allo stesso tempo la senatrice Boldrini è stata disposta ad andare fino in Polonia per difendere a spada tratta il “diritto” di uccidere prima della nascita tutto ciò che è diverso, proprio come Bebe Vio e molti altri.

A tal proposito, sarebbe molto interessante sapere cosa ne pensa la senatrice del Pd dei casi di aborto per “anomalie fetali” che riguardano i nascituri con Sindrome di Down. Un fenomeno che negli ultimi tempi ha trasformato l’Europa in un campo di sterminio senza precedenti per la disabilità. Sarebbe altrettanto utile sapere se la stessa indignazione che presenta nei confronti della Polonia, la espone anche nei confronti delle civilissime Islanda e Danimarca, laddove la percentuale di bambini che nascono con la sindrome di down è prossima allo zero, e il più delle volte quei pochi che nascono hanno la fortuna di vedere la luce del sole grazie a una diagnosi prenatale sbagliata. Nessuna solidarietà da parte dell’onorevole Boldrini è mai emersa in merito a queste tragiche realtà che ogni giorno vengono silenziate dal mainstream.

Dunque perché la senatrice si ostina ad attribuire più importanza solo ad alcune vite a discapito di altre? Come può rientrare nell’ambito della salute qualcosa che in realtà uccide? Come si può parlare di diritto alla  “salute riproduttiva” quando questo implica togliere il diritto alla vita? Con che coraggio parliamo di inclusione quando nel grembo materno tutto ciò che è diverso o semplicemente scomodo viene strappato alla vita prima di nascere?

La verità è i che delitti non saranno mai diritti ed è nostra cura combattere senza sosta affinché vengano abbattute tutte le diseguaglianze e venga rispettato il diritto alla vita di entrambi: della madre e del figlio.

 

 

 

 

 

 

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