28/07/2020 di Manuela Antonacci

L’invito della BBC ad appellare il personale con i pronomi transgender

Il personale della BBC è stato invitato a dichiarare i pronomi con cui preferisce identificarsi nelle firme, in calce alle email, aggiungendo, cioè, al proprio nome il pronome in cui ci si riconosce, più o meno così: Paolo Banchi/ ella Maria Rossi/egli. I non-binari, ossia chi non si riconosce né nel genere maschile né in quello femminile, potranno utilizzare un pronome neutro, anche plurale, per esempio «they».

Informazioni che verranno inserite in un drive e che avrebbero lo scopo di dimostrare una maggiore inclusività nei confronti dei dipendenti transgender. La BBC l’ha definito, alla lettera, “un piccolo, passo proattivo che tutti noi possiamo fare per contribuire a creare un luogo di lavoro più inclusivo”.

Più di 400 dipendenti della nota emittente, secondo alcune indagini interne, il 2 per cento dei 22.000 totali, si identificherebbero come transgender. Eppure la BBC dovrebbe occuparsi di questioni forse un po’ più importanti: ad esempio della crisi che essa stessa sta affrontando da più di 10 anni, se pensiamo che poco prima del lockdown l’emittente televisiva ha dovuto operare un taglio, al suo interno, di circa 450 persone. Eppure ciò non sembrerebbe essere un’emergenza in confronto a quella dei dettami imposti dai gruppi LGBT+.

Il vero problema è che si va diffondendo l’idea di poter creare addirittura disagio a qualcuno se si dà per scontato l’abbinamento del pronome con cui lo si appella, con il suo sesso biologico.

Pensiamo ad esempio alle incredibili affermazioni di Kirby Conrod, linguista nella University of Washington di Seattle: «Utilizzare il pronome sbagliato nel riferirsi a una persona è un po’ come chiamarla con il nome sbagliato: non è illegale, ma quella persona ha tutti i diritti di sentirsi ferita», aggiunge.

E l’Osservatorio dei media a tema transgender, non-binary e gender creative ha rincarato la dose aggiungendo: «Non ci sono ricerche in merito ma è plausibile che questo ostacolo linguistico si traduca in ostacolo nella vita di tutti i giorni anche per le persone intersex e non binarie. Per questo è importante che le istituzioni comincino a rendere il linguaggio il più possibile inclusivo modificandolo anche artificialmente e non lasciandosi intimorire dalle proteste, perché nel lungo termine, influenza positivamente l’economia nazionale e l’emancipazione di tutta la cittadinanza». Insomma distorcere e violentare le categorie biologiche va di pari passi col distorcere e violentare la lingua e questa la chiamano pure “inclusività”.

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