28/02/2020

“L’ideologia del godimento”, il porno come droga nel saggio di Fabrizio Fratus

L’imbruttimento umano, psichico e sessuale dovuto al dilagare del porno è analizzato dettagliatamente e con cognizione di causa, nel saggio del sociologo Fabrizio Fratus “L’ideologia del godimento”, scritto a quattro mani con lo psichiatra Paolo Cioni.

Un lavoro importante in cui, il giocattolo per eccellenza della società attuale, tutta dedita ad una cieca e sfrenata corsa al consumo di cose e rapporti, viene smontato pezzo pezzo con un’attenta analisi dei disastrosi meccanismi sociali prodotti dal dilagare della pornografia e sulla base di salde argomentazioni scientifiche. Al sociologo Fratus, noi di Pro Vita & Famiglia, abbiamo rivolto alcune domande

 

Il porno oggi viene presentato come momento di svago autoerotico, quasi come se fosse un hobby come un altro. Ma è davvero così o dietro la fruizione di certi film e giornali si nasconde molto di più?

«Intanto mi preme specificare che non viene trattato l’argomento sotto l’aspetto morale ma sotto l’aspetto sociologico e psichiatrico. Vorrei anche sottolineare il ruolo della pornografia video, a cui oggi si può accedere anche tramite smartphone che ha cambiato il modo di accedere alla pornografia. Non si tratta affatto di un atto di autoerotismo e liberazione, come molti dicono oggi, ma è un plasmare il nostro cervello su una realtà che non esiste e questo provoca dei seri danni a livello sociale perché identifica la donna come un oggetto, divide la famiglia, crea impotenza, crea delle incapacità al rapporto sociale e sviluppa una metodologia per cui la vita viene vissuta in un modo solitario e indipendente da tutto ciò che capita intorno a noi».

Come nasce questo libro, peraltro in collaborazione con lo psichiatra Paolo Cioni, quasi una “provocazione culturale”?

«Io provoco culturalmente da anni perché sono autore di diversi testi e della battaglia antievoluzionista. E’ una provocazione perché, tra l’altro io ho organizzato dei “porno tour”, con 28 date in Italia, nei quali le persone che si affacciavano, che evidentemente non mi conoscevano, pensavano che si parlasse di pornografia e quindi di qualcosa di “bello” per loro, ma quando mi sentivano parlare rimanevano storditi e in privato avevano il coraggio di scrivermi, perché la pornografia è un argomento su cui al massimo oggi si ride ma che non si ha il coraggio di affrontare veramente. Quindi sì, è stata una provocazione culturale perché in Italia nessuno ne parlava e soprattutto la maggior parte delle persone addette, tipo psicologi non erano in grado di capire la problematica, proprio per questo vorrei ricordare che a Genova, dove feci una presentazione, venni tacciato, da un esponente dei Radicali, delle cose più assurde, come uno che non capisce la libertà sessuale raggiunta in questi ultimi anni. Mentre sono loro che non capiscono che non si tratta di libertà sessuale ma di “disadattamento sessuale”, di dissociazione tra mente e sesso».

L’aumento di nuovi disturbi legati all’identità sessuale, ad esempio la disforia di genere, può essere collegato a questo approccio nefasto con la sessualità?

«Sono contento di questa domanda perché sono l’unico al mondo che ha scritto un capitolo su pornografia e omosessualità che parte dalla lettera di Michael Glatze che è stato un ex icona mondiale degli omosessuali, in cui racconta come la pornografia porta all’omosessualità. Questo ha fatto scalpore nei vari dibattiti perché il ragionamento che io porto è molto semplice: la pornografia funziona come una droga, con un aumento di dopamina per provare piacere, cosa succede allora? Che come nella droga devo aumentare la dose per arrivare allo stesso livello di piacere, nella pornografia  devo aumentare sempre la trasgressione, quindi si capisce che inizierò spiando il rapporto uomo donna, poi mi darò a tutte le altre “sfumature” che la pornografia introduce, fino ai transessuali, dove normalmente vedrò rapporti formati da uomo-donna-transessuale, da lì poi facilmente arriverò a vedere soltanto rapporti tra uomini e transessuali e questo è un dato che è facilmente dimostrabile perché basta scaricare i dati di pornhub sulle pagine che gli utenti visionano».

Nell’ultimo capitolo della prima parte del saggio, Lei si fa una domanda forse un po’ retorica, si chiede se la pornografia sia utile al potere, proprio per la sua radice individualista. E’ così?

«Assolutamente sì, in tutto il libro lo affermo. Mi pongo una problematica: la pornografia contribuisce all’individualismo? Sì, oggi è forse il miglior modo per distruggere la comunità dal suo interno, introducendo questo atto che uno compie all’interno, di nascosto. Quindi è utile al potere che produce una voglia e un continuo vuoto da riempire con l’acquisto di prodotti inutili e noi dobbiamo tenere conto che il consumismo può funzionare se le persone si sentono sole e staccate da un senso di responsabilità, ad esempio la famiglia. Banalmente se uno ha la famiglia non può spendere i suoi soldi come vuole ma deve prima pensare ad un consumo di utilizzo. Quindi la pornografia introduce questo meccanismo: che rendendo la persona sola, abbia un maggiore vuoto che lo porta a consumare di più. Ovviamente la persona sola viene poi manipolata facilmente dal sistema».

 

di Manuela Antonacci

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