Un richiamo forte, chiaro, inequivocabile. Papa Leone XIV ha tracciato un profilo esigente e al tempo stesso realistico di ciò che significa (e dovrebbe significare) essere un politico cattolico oggi. Lo ha fatto lo scorso 28 agosto, ricevendo in Vaticano una delegazione di personalità politiche e di civili francesi, in particolare arrivati dal Dipartimento del Val-de-Marne e della Diocesi di Créteil.
Il ritratto del politico cattolico
Non un semplice credente che separa la fede dalla vita pubblica, ma - secondo Leone XIV - un uomo o una donna che, sotto lo sguardo di Dio, porta la luce del Vangelo nella società e nella politica. «Un politico cattolico, quando è in gioco la verità, deve avere il coraggio di dire: “no, non posso!”», ha detto il Papa. Parole semplici, ma che pesano come pietre in un tempo dominato dal compromesso e dal relativismo. È un monito che interpella non solo i grandi leader, ma ogni parlamentare, amministratore locale, consigliere comunale: la fede non può essere relegata a fatto privato, né svuotata della sua forza di trasformazione sociale.
Il coraggio di dire «No!»
Il cuore del discorso di Leone XIV è stato dunque la coerenza: non c’è da una parte il politico e dall’altra il cristiano, ma un’unica persona che agisce nella società con responsabilità e coraggio. Ed è proprio questo coraggio che il Papa ha indicato come virtù indispensabile per i cattolici impegnati nella vita pubblica: il coraggio di dire la verità e, se necessario, di opporsi anche quando la pressione culturale e politica spinge verso il compromesso. I cattolici in politica, dunque, soprattutto se dichiaratamente tali, non possono permettersi di sostenere o promuovere leggi che calpestano i principi non negoziabili. Devono dire “no”. Con fermezza, senza esitazioni.
Il «No!» necessario in Italia sul fine vita
Le parole del Papa, seppur rivolte a una platea di politici francesi, trovano un’eco diretta e urgente nella situazione politica italiana. Nel nostro Parlamento, infatti, è tornato al centro del dibattito il tema del fine vita e del suicidio medicalmente assistito che - dopo il rinvio dello scorso luglio - si appresta ad arrivare in Aula già in queste settimane di settembre. Nonostante le gravi implicazioni etiche, sociali e mediche e - nonostante sia una legge inutile, dannosa e assolutamente non obbligatoria da approvare né tantomeno da proporre - il centrodestra italiano sembra indirizzato nel continuare a proporre una legge paventata come la “meno peggio” o comunque l’unica soluzione possibile. Al contrario, l’unica vera - e umana - soluzione possibile e accettabile è quella delle sole cure palliative e dell’accompagnamento, con dignità, dei sofferenti. Ebbene, se i politici cattolici vogliono davvero dimostrare coerenza, devono avere il coraggio – quello richiamato da Leone XIV – di dire “no”. Senza ambiguità. Anche di fronte a proposte provenienti, come detto, dal centrodestra, che in ogni caso restano irricevibili perché incompatibili con il rispetto della vita umana. L’attuale maggioranza ha dunque il dovere morale di invertire la rotta, di correggere il cammino intrapreso, di mostrare al Paese che la vita non si tocca. Insomma, di avere quel coraggio a cui si è appellato Papa Prevost.
Sulla libertà educativa dire “no” al gender
C’è poi un altro terreno decisivo: quello della libertà educativa. Sempre in queste settimane il Parlamento discuterà una proposta di legge sul consenso informato dei genitori, affinché siano loro a decidere se i figli possano o meno partecipare ad attività scolastiche extracurriculari. Anche in questo caso il richiamo del Papa è attualissimo: serve il coraggio di dire “no”. No all’indottrinamento ideologico, no alla colonizzazione culturale che tenta di confondere le coscienze dei più piccoli. I parlamentari cattolici – ma non solo loro – hanno l’occasione storica di tradurre in legge questo “no”, sancendo che la scuola non è luogo di propaganda, bensì di educazione rispettosa delle famiglie e dei loro valori.