13/11/2019

Le consigliano l’aborto ma rifiuta: «Nostra figlia deve sentire solo amore»

«Durante la nostra ecografia alla ventesima settimana, alla nostra bambina, una femminuccia, è stata diagnosticata un'anencefalia. […] Sapevo che cosa fosse a causa del mio lavoro. Non tutto il cranio della bambina si era formato, il che significava che il cervello non si sarebbe sviluppato completamente».

Kelly Hartge, un’infermiera di Washington, ha scelto di raccontare l’esperienza della sua gravidanza a Life News. La patologia che aveva colpito sua figlia non era affatto lieve, avrebbe portato alla morte la piccola molto probabilmente già nel grembo materno o al massimo qualche giorno dopo la nascita.

Una situazione del genere è fra quanto di peggiore possa capitare ad una famiglia. La perdita di un bambino causa sempre una sofferenza grandissima. Quei genitori, molto probabilmente, non avrebbero mai potuto abbracciare la piccola.

Che fare? In certe situazioni delicate, non è affatto facile prendere una decisione e i consigli degli altri esercitano un potente influsso su eventuali scelte, specialmente se si tratta di medici.

«Nel mezzo dello shock e del dolore, Hartge ha detto che il suo medico ha offerto loro solo una cosa: un elenco di numeri di telefono dei fornitori di aborto a lungo termine». Che “grande” aiuto… E cosa avrebbe risolto l’aborto? Niente. Chi avrebbe curato? Nessuno.

Ma Hartge e suo marito hanno scelto la vita, hanno chiamato la loro figlia “Hope”, cioè “Speranza”, ed hanno iniziato anche a leggerle favole della buona notte. «Volevamo assicurarci che non conoscesse altro che amore».

Un altro dottore mise la coppia in contatto con il progetto Isaiah's Promise, che offre sostegno alle famiglie di bambini con diagnosi prenatale fatale e, con questo aiuto, i due si prepararono a quanto sarebbe di lì a poco avvenuto: alla vigilia di Natale, non si avvertiva più il battito del cuore della piccola, pochi giorni dopo, la bambina è morta. È un dramma, non si può negare. Ma l’aborto avrebbe forse evitato questo dramma? No. Anzi, lo avrebbe decisamente amplificato.

«La vita di Baby Hope era preziosa. Non ha vissuto a lungo, ma aveva valore. Eppure, anche lei ha affrontato la discriminazione. Professionisti medici, attivisti pro aborto ed altre persone stanno cercando di convincere le famiglie che è meglio la morte di alcuni bambini, che alcune persone non dovrebbero vivere perché hanno una disabilità o sono in una condizione fatale. Ciò che promuovono è la discriminazione nella sua forma più letale».

Hope era malata e destinata  a morire in poco tempo, ma i suoi genitori l’hanno ritenuta degna di essere accolta e non se ne sono mai pentiti.

 

di Luca Scalise
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