27/02/2019

L’attore Kevin Sorbo: «L’aborto è la definizione di male, pura e semplice»

Con l’estensione dell’accesso all’aborto nello Stato di New York, il tragico tema è tornato a far discutere in tutto il mondo. Fra i vari che hanno espresso la loro opinione a riguardo, l’attore Kevin Sorbo ha preso parola, raccontando una storia.

Anni fa, un suo amico ricevette la telefonata di una ex fidanzata, che gli comunicò di essere incinta. In quel momento, nella vita di lei, non c’era posto per un bambino. Quindi, «ha fatto l’unica cosa logica e ragionevole che la nostra cultura ti costringe a fare: ha programmato un aborto». L’appuntamento per l’intervento era fissato e, con l’avvicinarsi della data stabilita, l’ansia e un forte senso di preoccupazione pervasero l’animo della giovane, che chiese all’uomo di accompagnarla per tenerle la mano.

«Come potrebbe rifiutare, Mike? La cultura gli ha insegnato che era solo un uomo, senza alcuna voce in capitolo nelle decisioni di quali vite sono degne e quali potrebbero essere scartate come la pasta di ieri, soprattutto perché non era il padre», riflette l’attore. E aggiunge: «Ma anche il padre viene tagliato in modo efficace e tragicamente fuori dalla conversazione, in genere perché “il mio corpo, la mia scelta” è la bugia che la nostra cultura ha acquistato».

Mike, però, non fece silenzio. Le chiese di poter parlare e disse: «Questo bambino dentro il tuo grembo è la più grande storia d’amore della tua vita, Kate. Ucciderlo non risolverà il tuo problema; ne creerà uno ancora più grande. Capisco che senti un grande fardello. Portare una vita nel mondo può essere proprio questo, ma nel rimuovere quella vita dal tuo corpo, distruggerai l’opportunità di conoscere l’amore come non avresti mai immaginato. Quindi, ti prego di non fare questa cosa. Cambia il tuo punto di vista, invece, e vedi questa come la più grande delle storie d’amore, una che sarà tua per il resto della tua vita».

Questa conversazione fece la differenza e la donna non abortì. Pensiamo dunque a quante donne non avrebbero optato per l’aborto se qualcuno fosse stato loro accanto. Pensiamo a quanto sia determinante la presenza degli altri. Da sola, quella donna non avrebbe avuto altra scelta che l’aborto, sarebbe caduta nella trappola di chi prima vuol mostrare l’aborto alle donne come un segno di emancipazione e poi le lascia sole a combattere con i traumi post aborto.

E così, riflettendo sull’assurdità delle leggi che permettono l’aborto, Sorbo afferma: «Abbiamo codificato in legge il diritto del cittadino di uccidere la sua progenie […]. Questa è la definizione del male, pura e semplice».

Luca Scalise

Fonte: Aleteia

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