05/10/2021 di Anna Bonetti

La testimonianza di Chiara. Dall’errore (e orrore) dell’aborto al secondo figlio

La storia è di quelle che si trasformano in testimonianza. Stiamo parlando della giovane Chiara, mamma di Liam, un bambino divenuto sordo a causa del citomegalovirus (CMV). Una testimonianza speciale, da cui traspare quanto la vita sia un dono, anche nelle situazioni più difficili, e quando, invece, alcune volte venga messa in pericolo proprio da coloro i quali se ne dovrebbero prendere cura.

 

Chiara, la tua storia è una vera e propria testmonianza…

Certo, e la racconto volentieri anche se rivivere tutto ciò è sempre un colpo al cuore .

In che modo eri stata informata dai medici sull’aborto terapeutico e quali sono state le conseguenze?

«Il mio ginecologo mi ha consigliato di abortire a causa di un virus contratto in gravidanza, ma non è stato lui a consigliarmi la clinica dove il tutto si sarebbe svolto. Così ho girato più ospedali per capire cosa dovevo fare. Qualcuno ad esempio mi proponeva l’anestesia locale. Eppure l’anestesia locale ti permette di sentire e vedere tutto ciò che intorno a te sta accadendo. Quindi ho continuato le ricerche finché non ho trovato una clinica che mi avrebbe fatto l’anestesia totale. Ci tengo a raccontare una cosa: anche se in quel momento il mio corpo si stava per addormentare ricordo perfettamente l’angoscia che provai prima che il mio corpo cedesse all’anestesia. Mi trovavo in un reparto che mai dimenticherò, invaso da neo mamme accompagnate dai loro bambini appena nati, ascoltavo i loro pianti e cercavo in tutti i modi di distrarmi. Mi sentivo sbagliata. Mi ripetevo: cosa ci faccio qui? Io non sono una buona madre, io non sentirò mai mio figlio piangere. Ho lasciato mio figlio nelle mani di Dio, tornata in camera, ancora con i postumi dell’anestesia , non avevo focalizzato cosa fosse successo poco prima, ma ricordo di essermi  toccata la pancia , e di aver detto “ mi sento vuota” , e subito dopo il gelo. Avevo capito cosa avevo perso. Un figlio, una parte di me, la mia vita. Avevo perso il mio sguardo sereno e limpido, che da allora non è più quello di prima, nonostante adesso abbia tra le braccia il mio secondo figlio, il suo fratellino di tre anni. Mai nessuno però mi darà quello sguardo, perché se oggi sorrido per le gioie di mio figlio, poco dopo il mio sguardo si intristisce al solo pensiero di come sarebbe stata la mia vita insieme a tutti e due i miei bambini. Per non parlare delle conseguenze che ci sono state dopo l’aborto. Nessuno mi ha consigliato di farmi una cura antibiotica per rigettare a pieno quel virus che aveva infettato mio figlio, nessuna accortezza, l’unica cosa che mi hanno saputo dire è stata “non fare il bagno a mare in queste 48 ore”. D’altronde cosa poteva fregarmene in quel momento di un bagno a mare? Mi avevano assicurata che potevo cercare un’altra gravidanza anche dopo 1 settimana, che non avrei contratto una seconda volta quel virus, ma così non è stato».

Durante la tua seconda gravidanza infatti hai contratto di nuovo il CMV. Eppure, hai dato alla luce Liam, un bellissimo bimbo, la cui conseguenza è stata la sua sordità. Tu parli molto di lui sui social?

«Non nego che all’inizio non sapevo se pubblicare la storia di Liam o meno. Non avevo paura del giudizio, però avevo paura dell’ignoranza. Mi è capitato molte volte di ricevere messaggi non belli da donne che stavano per diventare madri. del tipo “ci stai mettendo solo ansia”. Il mio scopo non era quello di mettere ansia a chi stava per dare alla luce una gioia. Lo scopo del mio messaggio era quello di aiutare le persone a non sottovalutare il citomegalovirus, aiutare chi come me, anche influenzata da alcuni medici, si è ritrovata completamente spaesata, impaurita e sola a crescere un figlio con una disabilità. Eppure sono andata contro tutte le mie paure e ho voluto farlo. Liam è un bambino come tutti gli altri! Tutto ciò che pubblico sono tendenzialmente i suoi progressi, lotte, conquiste, pianti e sorrisi che servono anche a me per rivivere tutto questo un domani, ricordando quanto coraggio avevo nello scrivere determinate cose. Quello che spero sia un sostegno a tutti i genitori che purtroppo ancora non riescono ad accettare del tutto la diversità del proprio figlio. Io dico sempre che il primo passo è accettare la disabilità, il secondo passo è viverla serenamente con il proprio figlio. A volte penso a come sarebbe stato il mio primo figlio, a volte annego nell’incertezza. Altre volte mi basta guardare il cielo per sentirmi meno sola e mentre lo guardo sento che in cuor mio sarebbe stata una femmina.Con la prima gravidanza i medici mi avevano riferito che con i valori del CMV che erano presenti la bambina poteva morire in grembo o dopo 10/15 giorni dalla nascita. Purtroppo conosco tante madri che con quasi gli stessi valori del virus hanno dovuto salutare così i propri figli. Anche se oggi penso che forse avrei preferito partorirla senza vita, almeno avrei annusato il suo profumo, accarezzato la sua pelle prima di donarla a Dio».

Che consiglio daresti a tutte quelle donne che si trovano nella tua stessa situazione e a coloro che in generale stanno pensando di abortire?

«Spesso mi trovo a parlare e a confrontarmi con ragazze che hanno vissuto l’aborto. Credo di non essere nessuno per giudicare queste scelte. Però non posso accettare che una gravidanza ottima, senza complicazioni, venga interrotta anche per motivi banali. Se tornassi indietro non lo rifarei. Sono 4 anni che mi circondano i sensi di colpa, sono 4 anni che appena vado in un negozio per bambini mi fermo davanti a tutine rosa e il pensiero va inevitabilmente alla bambina che ho perso, in cuor mio credo che sarebbe stata magnifica. Prendete me anche come esempio di madre single, ho cresciuto Liam sola. Nessun “uomo” ha il diritto di dirvi di abortire solo perché lui non lo accetta, piuttosto cacciate lui dalla vostra vita, perché credetemi i figli sono rinascita, sono vita».

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