Il sociologo Mark Regnerus è autore dello studio "How different are the adult children of parents who have same-sex relationships? Findings from the New Family Structures Study" (2012) secondo cui i figli cresciuti con coppie omosessuali presentano, in media, una crescita "peggiore" (nel senso di più problematica, con più possibilità di avere disagi) rispetto ai figli cresciuti in famiglie biologiche integre.
La novità è che due studiosi della Cornell University, Cristobal Young ed Erin Cumberworth, hanno applicato al dataset di Regnerus una multiverse analysis — metodo che verifica la robustezza dei risultati esplorando milioni di varianti analitiche — pubblicata per la Cambridge University Press. Contrariamente alle attese degli stessi autori, le conclusioni di Regnerus risultano robuste in un ampio ventaglio di specificazioni.
Nel 2012 lo studio di Regnerus suscitò forti controversie, tanto che tentarono anche di sollevare un provvedimento disciplinare nei confronti di Regnerus all'università del Texas. L'ateneo tuttavia archiviò la vicenda senza rilievi disciplinari, ricordando che eventuali limiti di metodo vanno discussi nel dibattito scientifico, non in sede disciplinare.
Una prima conferma dettagliata agli studi di Regnerus arriva anche dal sociologo Paul Sullins su Public Discourse che sottolinea che, tra oltre 2 milioni di specificazioni “significative”, nessuna mostra esiti positivi per i ragazzi che crescono con coppie omosessuali: le stime cambiano d’intensità ma non di segno. Insomma, la ricerca di Regnerus è certamente impopolare (all'interno del mondo Lgbt e progressista), ma non errata. Ma è ovvio che nel mondo accademico ci sia un clima ostile verso risultati che contraddicono l’ “ortodossia progressista”.