08/10/2025 di Lorenza Perfori

All’Onu una conferenza sulla famiglia: «sotto assedio delle ideologie»

Lo scorso 23 settembre si è svolto un evento storico a favore della famiglia a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Una conferenza, dal titolo “Better together: Global solidarity rooted in the family” (“Meglio insieme: solidarietà globale radicata nella famiglia”), indetta dalla Turchia insieme ad altri circa 30 governi, tra i quali Qatar, Nigeria, Azerbaigian, Serbia, Ungheria, Russia e Bielorussia; dalla coalizione di governo nota come “Gruppo degli Amici della Famiglia”; da Family Watch International e C-Fam che lo hanno co-organizzato e durante il quale il grido dall’allarme è stato unanime: la famiglia è “sotto assedio” a causa dell’ideologia di genere, dell’individualismo, di una morale sessuale lassista, della guerra e delle precarie condizioni economiche.

L’appello dei Governi

Emine Erdoğan, first lady della Turchia, ha chiesto «nuove iniziative globali» volte a proteggere la famiglia, «un’istituzione vitale che oggi si trova sotto assedio da ogni punto di vista» a causa di una serie di «fattori che ne scuotono profondamente le fondamenta». La signora Erdoğan ha aggiunto che di fronte a un mondo, il nostro, caratterizzato dal progressivo invecchiamento della popolazione e dall’aumento della solitudine, ci troviamo di fronte non più solo «a una sfida demografica, ma a una questione di civiltà e sostenibilità». Ha quindi invitato le Nazioni Unite ad «abbracciare il rafforzamento della famiglia come linea politica a pieno titolo».

Il ministro turco per la Famiglia e i Servizi Sociali, Mahinur Özdemir Göktaş, ha denunciato come «le dannose tendenze ideologiche volte a sradicare le differenze biologiche stiano erodendo i valori della famiglia» e come «lo stile di vita imposto dalla visione contemporanea della vita faccia sembrare la creazione di una famiglia un peso». Si tratta, ha spiegato, di «dinamiche che stanno portando all’aumento delle famiglie mononucleari e monoparentali, riducendo al contempo il numero di figli».

In qualità di portavoce del “Gruppo degli amici della Famiglia”, una coalizione delle Nazioni Unite di oltre 27 Paesi impegnata nella protezione della famiglia, Buthaina Bint Ali Al Jabr Al Nuaimi, ministro dello Sviluppo sociale e della Famiglia del Qatar, ha chiesto «azioni collettive e partenariati efficaci» per investire nella famiglia. Péter Szijjártó, ministro ungherese degli Affari Esteri e del Commercio, ha invece lamentato di quanto sia difficile anche solo menzionare la famiglia nella politica globale, chiarendo che «in Ungheria con l’espressione famiglia intendiamo una madre, un padre e dei figli. Garantendo che la madre sia una donna e il padre un uomo».

Dopo aver chiarito che nel suo Paese il matrimonio è definito come «l’unione tra un uomo e una donna», Claudia Zobolova-Skayanova, rappresentante permanente della Russia, ha segnalato che gli sforzi a livello nazionale per proteggere la famiglia «non sono sufficienti» e che le problematiche globali che impattano sulla famiglia «richiedono azioni urgenti e la collaborazione dell’intera comunità internazionale». 

L’allarme delle associazioni 

Poi Stefano Gennarini, esperto legale di C-Fam, ha detto che «la narrazione ufficiale occidentale sulla famiglia rende difficile parlarne qui alle Nazioni Unite. Ci sono visioni profondamente diverse. Alcuni sono a favore delle cosiddette “famiglie arcobaleno”. Altri ritengono che la famiglia non sia un soggetto di diritti umani e che non esista una definizione internazionale di famiglia». A fargli eco è stata Sharon Slater, presidente di Family Watch International, che ha criticato alcuni programmi di pianificazione familiare delle Nazioni Unite che hanno, appunto, «pianificato la famiglia fino a farla scomparire».

Infine Douglas Sylva, membro del consiglio direttivo di C-Fam, ha evidenziato quanto questa conferenza sulla famiglia alle Nazioni Uniti sia stata «davvero storica», essendo il «primo evento collaterale a favore della famiglia mai organizzato durante la sessione di alto livello dell’Assemblea Generale». «Quando più di vent’anni fa sono arrivato alle Nazioni Unite - ha aggiunto - un evento del genere sarebbe stato impensabile, dato che molti Paesi erano riluttanti a parlare a favore della famiglia».

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