15/02/2019

La RHA, le implicazioni che nessuno ha detto sulla vergognosa legge di New York

Tante cose sono state dette, a proposito del Reproductive Health Act (Rha), la vergognosa legge che lo scorso 22 gennaio lo Stato di New York – con gran giubilo dei progressisti – ha approvato, istituendo la possibilità dell’aborto fino al nono mese. È stato per esempio detto che si sarebbe trattato di una fake news, quando in realtà, purtroppo, la notizia di questo provvedimento era fin troppo vera. È stato pure detto che l’Rha sarebbe sì in vigore, ma le disposizioni per l’aborto al nono mese varrebbero solo a fronte di comprovati rischi per la vita della madre, cosa non vera. Sono state dette, insomma, un mucchio di inesattezze. Quello che pochi, specie sui grandi media, hanno fatto notare, sono invece le implicazioni di questo provvedimento.

Per esempio, il fatto che d’ora in poi se una donna incinta viene uccisa insieme al suo bimbo, il reato contestato al responsabile di questo gesto non sarà duplice omicidio. Non nello Stato di New York, almeno. Lo si può affermare con certezza perché, purtroppo, esiste già un precedente concreto in questo senso. Alludiamo al caso di Jennifer Irigoyen, di 35 anni che, nei giorni scorsi, è stata trovata morta nel suo appartamento nel suo appartamento nel Queens. A uccidere la donna, che faceva l’agente immobiliare, numerose ferite da arma da taglio. Un’aggressione mortale che, secondo le prime testimonianze raccolte dagli inquirenti, sarebbe stata preceduta da una colluttazione.

Uno scontro durante il quale, a quanto pare, un vicino avrebbe sentito la donna urlare: «Aiuto, ha un coltello! Sta per uccidere il bambino!». Quale bambino? Ma quello che la Irigoyen portava in grembo. Aveva cinque mesi è morto insieme alla sua mamma. Una storia evidentemente drammatica, ma che diventa ancor più tale nella misura in cui si considera che – a causa dell’Rha appena approvato – il responsabile di questo duplice omicidio sarà imputabile solamente per la morte della donna, mentre non dovrà in nessun caso pagare per aver ucciso suo figlio; come se non avesse commesso il fatto.

Questo perché prima della nuova legge sull’aborto, si era imputabili per omicidio e omicidio premeditato di primo grado anche se si eliminava un nascituro di più di 24 settimane. Ma ora, grazie al provvedimento voluto dal “cattolico” Andrew Cuomo, le cose sono cambiate. Tutto ciò benché quasi 40 Stati americani ad oggi presentino qualche forma di reato riconducibile all’omicidio fetale, 29 dei quali con applicazione in qualsiasi fase gestazionale. Posizioni dalle quali, come si è appena detto, grazie alle insistenze dei democratici lo Stato di New York si è ora allontanato. Ora, è evidente come già solo il consentire e tollerare l’aborto procurato sia sufficiente a qualificare come gravemente ingiusta una determinata norma.

Tuttavia, la previsione dell’aborto fino al nono mese da un lato e, dall’altro, la depenalizzazione dell’omicidio del figlio non ancora nato, rendono l’Rha qualcosa di barbaro e inumano, che fortunatamente non ha eguali. Non è un caso che l’indignazione e la mobilitazione contro questo sanguinario provvedimento siano state planetarie, coinvolgendo anche settori delle popolazione che non sono direttamente riconducibili all’universo dei pro life. Persone alle quali andrebbe spiegato come ci sia ora anche il figlioletto di Jennifer Irigoyen, tra le vittime – indirette in questo caso, ma pur sempre tali – di una legge vergognosa, che c’è da augurarsi venga superata al più presto.

Giuliano Guzzo

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