22/03/2016

Il Cile pro-vita resiste: oltre 10mila in piazza contro l’aborto

L’aborto è l’omicidio di un essere umano innocente ed indifeso. Consentirlo anche solo per pochi casi limitati ed estremi è sempre sbagliato.

Ed oltretutto apre le porte ad ogni abuso. Presto o tardi, infatti, de jure o de facto, si arriva a una totale “liberalizzazione”, per qualsiasi motivo.

Ecco perché in Cile – dove ancora vige il divieto assoluto di aborto a seguito di uno degli ultimi provvedimenti legislativi del governo Pinochet (settembre 1989) – è adesso che i difensori della vita devono battersi strenuamente e senza complessi. Fortunatamente è quanto stanno facendo.

La settimana scorsa il Congresso cileno ha dato il suo via libera alla depenalizzazione dell’aborto, seppur limitatamente a tre casi (pericolo di vita per la madre, stupro e malformazione del feto). Un provvedimento, questo, che, se venisse approvato definitivamente dal Senato, sarebbe deleterio sotto ogni punto di vista.

La reazione però non si è fatta attendere ed è stata davvero impressionante. In soli pochissimi giorni, l’associazione Siempre por la Vida, insieme ad altre realtà del mondo pro-life cileno, è riuscita a portare in piazza, davanti al palazzo presidenziale della Moneda, oltre 10mila persone.

E così ieri, 21 marzo, davanti al luogo di lavoro della presidente socialista Michelle Bachelet, che ha voluto la legge, sono risuonate le voci festanti e combattive di un popolo prevalentemente giovanile che non si arrende alla cultura della morte.

I manifestanti sono stati attaccati e disturbati da uno sparuto gruppo di militanti abortisti, ma hanno saputo rispondere con la calma e la tranquillità di chi, forte delle sue idee e della ragionevolezza della sua battaglia, resta pacifico.

Donne e bambini non vanno lasciati soli (No los dejaremos solos), hanno detto gli organizzatori della manifestazione. L’aborto non è mai una soluzione, ma un dramma tanto per il bambino ucciso quanto per la madre. Anche di fronte a casi pietosi, l’unica risposta è tutelare la vita dell’innocente.

L’esempio del Cile e del Perù servono da sprone anche per noi italiani. Ricordiamo l’appuntamento a Roma, il prossimo 8 maggio, per la sesta edizione della marcia per la Vita.

Redazione

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